Non pensavo di trovarmi a così breve distanza dal precedente articolo a scrivere una seconda recensione e, guarda caso, sempre sfornato da quella fucina di piccoli sviluppatori indipendenti raccolti sotto l'ala protettiva di Square Enix grazie all'iniziativa "Square Enix Collective".
La sorpresa è stata doppia proprio per l'inaspettata concessione del codice review (magari potrebbero aver apprezzato il mio lavoro su Black: The Fall) e sopratutto perché un titolo sul quale non avrei scommesso mezzo centesimo, Children of Zodiarc, protagonista di questa recensione, è stato capace di sorprendermi sotto diversi aspetti.
Prima di addentrarci nel cuore di questa "recensione" (che, come la scorsa, sarà più una raccolta di impressioni e, eventualmente, "consigli" per l'acquisto o meno) voglio mettere le mani avanti. Gli strategici a turni non sono mai stati il mio forte, è un genere che o purtroppo bistrattato per moltissimi anni e che ho iniziato ad apprezzare soltanto grazie ad X-Com: Enemy Unknown, quindi spero possiate chiudere un occhio sulla superficialità dell'analisi di un genere che mi è poco avvezzo - e lo è ancor meno l'ibrido tra turni e giochi di carte/dadi.
Fatta questa premessa, possiamo cominciare.






