sabato 20 gennaio 2018

Most Wanted Videogames 2018


Il 2017 è stato un anno grandioso per l'industria videoludica: titoli di qualità di ogni genere ci hanno accompagnato nell'arco di dodici fantastici mesi. Ce ne è stato per tutti i gusti, fra produzioni blasonate, nuove ip in grado di imporsi nell'immaginario collettivo, opere indipendenti capaci non solo di scavarsi una propria nicchia ma, addirittura, di abbracciare il grande pubblico e dimostrando che differenti modelli economici sono sostenibili (anche se magari non praticabili da tutti).
Ma è stato anche un anno ricco di nuovi annunci per il futuro, perciò, per la terza volta, eccomi nuovamente qua a stilare un elenco - rigorosamente in ordine alfabetico - di quelli che sono i videogiochi che vi consiglio di tenere d'occhio per il 2018 e non solo.
Prima di lasciarvi alla lettura di questa vagonata di produzioni, però, voglio fare alcune precisazioni oltre a ringraziarvi per l'interesse che avete dimostrato nei confronti di questo piccolo progetto che sto portando avanti.
Come al solito, tutti i prodotti riportati qui di seguito rispecchiano soltanto quello che è il mio interesse, consigliarvi qualcosa per cui non nutro una particolare attrazione avrebbe poco senso e sarebbe poco "onesto" nei vostri confronti. Per cui mancheranno all'appello diverse produzioni di spicco o comunque di indubbia qualità che però non hanno acceso nel sottoscritto quella scintilla di entusiasmo - per il gioco in sé, per una particolarità o altro ancora - per finire in questo elenco.
Inoltre, al suo interno saranno presenti opere che sono state protagoniste delle scorse edizioni dei "Most Wanted", a queste ultime dedicherò meno spazio poiché già trattate gli scorsi anni (potrete recuperare tutte le informazioni necessarie per saziare la vostra sete di curiosità attraverso questo link) a meno che, nel corso del 2017, non siano emerse novità importanti a riguardo che meritano di essere trattate.
Detto questo, non mi resta che ringraziarvi ancora e augurarvi buona lettura e, sopratutto, buona scoperta.


A Light in Chorus

A conferma di quanto detto, per la seconda volta di fila, l'onore e l'onere di aprire le danze spetta proprio ad una nostra vecchia conoscenza, quell'A Light in Chorus così affascinante ma allo stesso tempo così poco disposto a far parlare di sé. Broken Fence Games si è infatti limitata a dilazionare nella prima metà del 2017 qualche informazione ed alcune gif ed immagini del suo progetto, speriamo che questo 2018 sia più generoso da parte loro, magari a tal punto da fornirci una data di rilascio per il titolo.


A plague tale: Innocence

A Plague Tale: Innocence, nuova IP di Focus Home Interactive, è interessante per diversi motivi. A colpire sin da subito è il setting: un medioevo dai toni e dai rimandi gotici, estremamente decadente, quasi putrescente, vittima dei ratti - i portatori della piaga del titolo (ricordate la peste di Dishonored?) - che hanno tappezzato di materiale organico e frammenti di ossa le pareti di ogni luogo in cui sono riusciti a prosperare. Noi guideremo una coppia di fratelli in un viaggio tra le strade di questa città - mantenendo il controllo della ragazza maggiore ma potendo impartire ordini al fratellino (gli sviluppatori hanno parlato di un rapporto simile a quello visto in The Last Guardian) - alla ricerca della madre scomparsa. Ovviamente non mancheranno i pericoli. In situazioni di crisi come questa, da sempre, la chiesa, grazie e sopratutto al suo "braccio armato", l'Inquisizione, ha giocato un ruolo fondamentale. Le vie sono pattugliate dagli uomini dell'ordine pronti a tutto per contenere il morbo, eliminando chiunque violi il coprifuoco. I due protagonisti, però, sono tutt'altro che dei combattenti, per cui sarà necessario giocare d'astuzia, osservando l'ambiente di gioco e cercando di sfruttare quanto messo a nostra disposizione creando fonti di luce per scacciare i ratti o cercando di spingere questi ultimi ad aggredire le guardie che ci bloccano il passaggio.
A tal proposito, una cura particolare è stata riposta dal team sulla realizzazione di questi famelici roditori. Nella demo mostrata a porte chiuse qualche mese fa (di cui abbiamo avuto un piccolo assaggio nel teaser), a quanto pare, fu mostrata un'orda di tremila esemplari che, a detta degli sviluppatori, non sarebbe neanche il picco massimo in dimensioni e numeri che ci attende all'interno della produzione. Ma non è, ovviamente, una questione di semplici numeri: a quanto pare avremo a che fare con creature alquanto disturbanti, sia per via di un'I.A. famelica ed aggressiva sia per il loro design che, seppur realistico, non disdegna qualche sfumatura quasi demoniaca.


A way out

Joseph Fares è sicuramente un personaggio "particolare", alcuni dei suoi recenti proclami hanno spaccato in due la community videoludica, tra chi lo ha visto come una sorta di nuova voce in grado di influenzare il futuro delle produzioni ad alto e medio budget e chi legge nelle sue parole un eccesso di arroganza e sicurezza derivanti dall'avere le spalle coperte dal suo nuovo publisher, Electronic Arts. Eppure, è indubbio che i titoli realizzati dal suo team, Hazelight Studio, possano vantare un indiscutibile qualità, e, almeno da quanto mostrato sino ad ora, A way out non fa di certo eccezione.
Il titolo, che si distingue in particolare per la sua forte componente cooperativa, ci metterà nei panni di due galeotti impegnati ad escogitare una fuga dal carcere prima e dalle forze dell'ordine (ma, probabilmente, non solo) una volta ritrovata la libertà.
Come detto, l'aspetto più interessante è di certo legato alla struttura di gioco in cui ci verrà concessa una grande libertà di approccio alle varie situazioni, all'interno delle quali ognuno dei giocatori potrà agire a proprio piacimento: potremmo, ad esempio, distrarre una guardia un qualche modo attivando, inoltre, una cute-scene, mentre il nostro compagno continuerà ad avere il pieno controllo del suo avatar così da poter sgattagliolare indisturbato alle spalle del carceriere.
D'impatto anche la direzione artistica, fatta di tinte sfocate e pallide accentuate dalla fotografia digitale, con luci soffuse e in qualche misura soffocanti.
Insomma, dopo la presentazione di Fe e l'annuncio della collaborazione per lo sviluppo di Sea of Solitude (sui quali torneremo più avanti), EA sembra proprio aver trovato la sua punta di diamante per il programma EA Originals dedicato agli sviluppatori indipendenti.


Ad infinitum

Un'altra nostra vecchia conoscenza è, senza alcun dubbio, Ad Infinitum. Anche dell'horror sviluppato dal team indipendente tedesco Strixlab non abbiamo corpose novità, eppure il suo stato di salute, vista la sua presenza (in versione di prova) a diverse fiere di settore, non è di certo messa in discussione. Per cui, speriamo che il 2018 possa rivelarsi foriero di ottime notizie anche per l'affascinante ed inquietante mondo delle trincee nelle terra di nessuno.


Age of Empire 4

Tra le più potenti cartucce che Microsoft potrebbe sparare nel corso dell'anno c'è sicuramente il ritorno di una grandiosa serie come Age of Empire.
Age of Empire 4, almeno dalle poche premesse messe sul piatto, sembra avere tutte le carte in regola per far tornare a parlare di una saga che non ha mai abbandonato il suo posto nel cuore di milioni di utenti.
L'unico trailer mostrato, pur non concedendoci la possibilità di sbirciare su quelle che saranno le meccaniche del titolo, mette subito in chiaro che questa volta la scala della produzione, sia in termini spaziali che temporali, sarà ben maggiore rispetto al passato, con un eserciti ancora più immensi da gestire e civiltà da praticamente ogni epoca storica, che si tratti di antichi guerrieri spartani o dei fedeli fanti al servizio dell'impero britannico, ogni giocatore potrà trovare una civiltà ed un'epoca storica affine al suo tipo di gioco.
Ad ulteriore garanzia dell'enorme potenza produttiva e qualitativa dell'opera c'è uno sviluppatore di tutto rispetto come Relic, un'assoluta garanzia.
Ah, nel mentre, buttate un'occhio anche sulla Definitive Edition del primo Age of Empire.


Agony

Agony, al contrario di altri veterani degli articoli Most Wanted, non ha di certo lesinato novità, tra nuovi teaser e gameplay, che hanno reso ancora più affascinante un titolo la cui estetica era stata in grado di catturarmi sin dal primo momento, grazie ad una rappresentazione degli inferi realmente viscerale, disturbante, dove il dolore e la depravazione la fanno da padrone, con scenari ricoperti di pezzi di corpi putrefatti ed esseri deformi abitati da creature demoniache assuefatte dal degrado di quel mondo.
Inoltre, per il progetto MadMind Studio non ci sarà poi da attendere così tanto, visto che l'uscita è prevista per Marzo.


Ancestors: the Humankind Odyssey

Panache Digital Studios, team di sviluppo fondato da Patrice Désilets, aveva messo le mani nel 2016, confermando che l'anno appena trascorso sarebbe coinciso con un periodo di transizione e di importanti annunci per il loro ambizioso Ancestors: the Humankind Odyssey (motivo per cui dodici mesi fa finì nella sezione "extra"), e così è stato. Abbiamo avuto un primo assaggio di quello che ci attende nel primo episodio - il progetto prevede infatti la suddivisione episodica dell'esperienza, andando a coprire in questo modo le varie tappe della storia dell'umanità - grazie ad un affascinante teaser e, sopratutto, è stato rivelato l'accordo di collaborazione per la pubblicazione del titolo stretto con Private Division, una nuova sezione di Take-Two, il cui compito è quello di finanziare e supportare lo sviluppo di titoli indipendenti (in modo non dissimile da quanto proposto da Electronic Arts attraverso il suo EA Play). Questo lascia ben sperare per quanto riguarda la realizzazione pratica di quelle che sono le ambizioni del team di sviluppo.


Anthem

Ed eccoci qui, al primo pezzo grosso della lista. Anthem ha sicuramente impressionato tutti allo scorso E3 grazie alla sua direzione artistica, ai suoi esoscheletri da combattimento, alla sua grafica e al suo gameplay. Insomma  una nuova potenziale IP da capogiro dei maestri di Bioware, chiamati al riscatto dopo un Mass Effect Andromeda non in grado di mettere a tacere le numerose critiche (spesso ingiustificate e gratuite a mio avviso) piovutegli addosso.
Questa è sicuramente un'occasione unica per il team che, oltre a poter dar vita ad un nuovo brand, potrebbe riconquistare la fiducia necessaria dell'utenza e, sopratutto, del suo publisher (ed Electronic Arts è un mostro famelico) per non abbandonare definitivamente Mass Effect.
Insomma, Anthem ha davvero un grosso peso sulle spalle, ma da quanto mostrato, potrebbe avere i muscoli necessari per sostenerlo.
Come detto, in primis, ha dalla sua un comparto tecnico di primissimo livello (non a caso il gioco è stato utilizzato come vetrina per la potenza di Xbox One X) ed una direzione artistica molto interessante (che, sì, ricorda un po' quel post-post apocalittico di Horizon) dove a fare la parte del leone sono, senza alcun dubbio, le armature indossabili dai giocatori, personalizzabili in ogni aspetto, sia nell'estetica che, sopratutto, per quanto concerne le meccaniche. Potremo optare per un'esoscheletro più leggero, agile e veloce, ma meno resistente o potremo optare per una vera e propria macchina da guerra, un colosso armato di tutto punto e dalla potenza di fuoco devastante, ma lento e goffo.
Per concludere, sembra proprio che un ruolo primario sia riservato alla componente multiplayer in cui, similmente a quanto accade in Destiny, potremo unirci ad altri tre compagni per compiere le varie missioni che ci verranno affidati nella città fortezza (una sorta di hub centrale in cui tornare ogni volta che verrà completato un compito). Ovviamente potremo esplorare liberamente il mondo di gioco in qualsiasi momento in cerca di risorse, missioni secondari ed altro ancora.
Quello che mi incuriosisce, ora come ora, è se in questa world map saranno presenti eventi casuali o sarà tutto al suo posto in ogni circostanza ed, inoltre, quanta varietà di biomi ed ambienti potremo ammirare nel gioco completo, specie grazie a quelli che sembrano dei portali visti al termine della presentazione di qualche mese fa.


Ashen

Finalmente, in occasione dell'E3, abbiamo avuto finalmente la conferma che Ashen è un progetto tutt'altro che morente (a differenza del suo mondo di gioco). L'esclusiva temporale Microsoft (perché, nonostante fosse abbastanza ovvio, sembra che non fosse così chiaro a tutti chi "lauch exclusive" indicasse un'esclusività a tempo determinato) ha non poche frecce da poter scagliare. Se infatti il gameplay non può che ricordare quello sdoganato dalla serie Souls, la direzione artistica, pur mantenendo toni cupi, figli di una terra devastata dall'oscurità, in cui l'unica fonte di luce è quella delle eruzioni vulcaniche (da qui il titolo), riesce a risplendere grazie a modelli e colori piatti ma fortemente espressivi e caratterizzanti.
Inoltre, una forte enfasi, come esplicitato dal recente gameplay, è posta sulla componente multigiocatore. Saremo infatti spinti a collaborare con sconosciuti viandanti senza volto per superare i pericoli dei vari dungeon, ma questi compagni di viaggio, una volta disconnessi, non scompariranno per sempre, ma diverranno degli NPC che potremo reincontrare nei villaggi che fungeranno da hub per il nostro avatar.


Battletech

Chi di sicuro non ha evitato di far parlare di sé è uno dei tre progetti che ho avuto il piacere di finanziare attraverso una campagna Kickstarter, vale a dire Battletech.
Del gioco vi ho ampiamente parlato lo scorso anno, ma nel corso degli ultimi mesi non sono mancati innumerevoli aggiornamenti da parte del team di sviluppo riguardo le novità apportate e, più in generale sul prosieguo dei lavori.
L'unico problema? Seguire video da più di un'ora dedicati a mech da guerra che si muovono all'interno di un sistema come quello degli strategici a turni non è di certo la cosa più entusiasmante del mondo. Poco male, perché il gioco diventa sempre più bello.


Backdrop

Di Backdrop, purtroppo ho ben poco da dirvi, rispetto a quanto già propostovi nello scorso articolo, eppure, andando spulciare la pagina facebook ufficiale del progetto (purtroppo twitter ed il sito del gioco non hanno aiutato) ho scoperto che i lavori proseguono e che qualche piccola novità è stata mostrata.
Speriamo dunque che il 2018 sia più generoso nei confronti di chi sta tenendo d'occhio quest'interessante produzione.


Beacon

Sono tutt'altro che scomparsi i ragazzi di Monothetic che hanno deciso di utilizzare Twitter come veicolo privilegiato per fornire continui aggiornamenti sul loro affascinantissimo shooter/rogue-like Beacon.
Di questo progetto ve ne parlai lo scorso anno e, dopo dodici mesi, tutte le sue peculiarità sono rimaste intatte, sembra proprio che il 2018 possa essere un anno di grazia per il titolo e per il team di sviluppo.


Beautiful Desolation

Beautiful Desolation lo avevo proposto lo scorso anno, conscio del fatto che non sarebbe stato mai rilasciato durante il 2017, perché ero rimasto abbagliato da quel meraviglioso mondo post apocalittico.
Avendovene già parlato, però non mi dilungherò più di tanto, se non confermandovi che il gioco ha superato lo spartiacque della campagna kickstarter ed ora lo sviluppo procede a ritmo costante, speriamo, dunque, di poter assistere al rilascio dell'opera di The Brotherood entro i prossimi 12 mesi, così da poter godere della loro visione delle wasteland.


Beyond the Sky

Finalmente posso iniziare a parlare anche di un po' di made in Italy. I prodotti nostrani, quest'anno, hanno uno spazio molto più ampio all'interno di questa lista ed il primo che incontriamo è l'opera di Iperurania Arts che vi ho fatto conoscere attraverso un articolo di qualche mese fa.
Beyond the Sky è un'avventura grafica a base di puzzle solving che fa dell'atmosfera e della difficoltà degli enigmi i sui punti forti. Inoltre, non va dimenticata la direzione artistica che si sposa alla perfezione ed esalta ulteriormente quel sentire malinconico che sembra permeare tutta l'esperienza (come ho avuto modo di provare con mano in occasione del Modena Nerd).


Biomutant

In una Gamescom in cui a farla da padrone sono state le conferme e le prove con mano, di certo non ha avuto problemi a far parlare di sé Biomutant.
Il primo progetto del neonato team Experiment 101 (che raccoglie talenti provenienti da alcuni dei più rinomati studi nel campo degli action adventure e degli open-world) si è subito imposto nel corso della kermesse di Colonia, grazi alla sua estetica fatta di colori vivi e sgargianti, un bizzarro mondo di gioco post-apocalittico che potrebbe fornire non pochi spunti creativi sia in termini di narrazione che di gameplay, un charachter design del protagonista e degli NPC sicuramente accattivante ed un combat system che strizza l'occhio a diversi pesi massimi dell'ultimo decennio (qualcuno ha, addirittura azzardato un accostamento a Bloodborne, forse un po' forzato).
Biomutant, per via di questi elementi (specialmente per l'ambientazione e l'estetica proposta dalla software house) ha senza alcun dubbio catturato la mia attenzione, portandomi ad attendere con ansia la sua uscita.


Call of Chtulhu

Il 2017 doveva essere l'anno di Chtulhu in ambito videoludico, con numerosi progetti dedicati al grande antico e, più in generale, per l'universo narrativo di H.P. Lovecraft pronti ad essere rilasciati sul mercato negli scorsi 12 mesi. È stato così solo in parte, e i titoli più promettenti da questo punto di vista sono slittati al 2018. Tra questi, a spiccare è di certo, Call of Chtulhu, di cui già vi parlai nel passato articolo e che, comunque, in occasione dell'E3 è tornato a mostrarsi con un nuovo trailer.
Aspettiamo speranzosi una data.


Catherine: Full Body

A differenza di molte testate di settore, io tendo a far slittare ad inizio gennaio il mio articolo dedicato ai Most Wanted per due motivi: il primo è che son pigro e lento, di conseguenza sono portato a procastinare il più possibile; l'altro è legato alla volontà di non escludere quei prodotti annunciati nel corso di dicembre che solitamente vengono esclusi da queste liste.
Così facendo non ho mancato l'appuntamento con Catherine: Full Body, rifacimento di quel Catherine che mi ammaliò nella scorsa generazione.
Questa nuova edizione, oltre a vantare un discreto aggiornamento grafico, può contare su nuovi elementi narrativi, primo tra tutti una terza e misteriosa ragazza (sono aperte le scommesse sul fatto che possa essere un travestito o un transessuale) che porta con sé, di conseguenza, nuovi sbocchi narrativi.
Insomma, sono già in fibrillazione per questa nuova versione di quella che è di certo una delle perle più brillanti del passato recente di Atlus.


Chuchel

Amanita Design è forse uno dei più talentuosi team indipendenti al momento in circolazione. Le loro avventure grafiche godono di un'estetica unica e di una struttura ludica indiscutibilmente solida.
Chuchel non sembra proprio essere da meno, grazie sopratutto ad un mondo di gioco che definire assurdo è probabilmente riduttivo.
Il team non è riuscito a pubblicare il titolo durante il 2017, ma di certo non è mancata la voglia di mostrarlo e farlo testare il più possibile nel corso dell'anno. Mi sembra per cui abbastanza scontato che possiamo aspettarci una release in tempi brevi.


Concrete Genie

Tra le cose più interessanti mostrate nel corso della conference Playstation in occasione della Paris Games Week, c'è sicuramente Concrete Genie, secondo lavoro dei ragazzi di PixelOpus.
Nel titolo vestiremo i panni di questo ragazzo vittima di bullismo che trova uno sfogo nell'arte e nella creatività, grazie ad un magico pennello che gli consente di dar vita a tutto ciò che dipinge sulle pareti di una città grigia ed apparentemente soffocante.
Questo espediente narrativo si rivela fondamentale per le meccaniche di gioco.
Ad accompagnarci lungo l'avventura, infatti, troveremo queste bizzarre creature frutto della nostra immaginazione che, possedendo varie abilità, fungeranno da strumenti essenziali nella risoluzioni di puzzle e fasi platform.
Non c'è da stupirsi se un'occhio di riguardo da parte del team è stato posto sulla ricerca estetica del titolo, fatta di contrasti tra dipinti dai colori sgargianti e tonalità opache e smorte della città, il tutto infatti è finalizzato a farci sentire parte di un cambiamento, a farci sentire, in un certo senso, grazie ad un tool di creazione intuitivo ma ricco di elementi, degli artisti in erba.
La speranza è che, vista la funzione ludica delle nostre creazioni, il tutto non si risolva in opere guidate in ogni circostanza, ma ci venga lasciata una discreta libertà d'azione, almeno al di fuori di specifiche situazioni, poiché si andrebbero a minare quelle stesse fondamenta concettuali tanto care alla software house.


Consortium: The Tower

Alzi la mano chi ha giocato il primo Consortium. Si tratta di un titolo alquanto peculiare, a metà strada tra l'investigativo, lo sparatutto in prima persona ed il puzzle game. In qualità di agenti del Consortium eravamo chiamati a risolvere uno spinoso caso di omicidio all'interno di un'areo super tecnologico, avendo la facoltà di di approcciarci alla missione nel modo a noi più congeniale: hackerando computer e telecamere di bordo, interrogando sospettati, raccogliendo indizi o, addirittura, adottando soluzioni che implicassero l'uso della forza e di armi letali.
Questo secondo capitolo (il piano della software house e quello di realizzare una trilogia, almeno), Consortium: The Tower, espande in maniera esponenziale tutti quegli elementi che hanno caratterizzato l'originale, ma inserendoci in una situazione estremamente differente.
Il nostro compito, nelle vesti dell'agente Bishop, sarà quello di infiltrarci in questa enorme torre, completare la nostra missione e cercare di scappare. Molto semplice, se non fosse che l'edificio è pieno di pericoli, dalle guardi di sicurezza, passando per varie trappole sino, addirittura, ai nostri stessi colleghi, impegnati a mettere un freno alle nostre azioni per un non meglio precisato motivo.
 Come nel primo capitolo, saremo dunque chiamati ad utilizzare le nostre capacità per poter vendere cara la pelle combattendo, cercando una soluzione diplomatica od optando per soluzioni più vicine allo stealth. Il tutto accompagnato, giusto per non farci mancar nulla, da un mondo cyberpunk fortemente caratterizzato e caricaturale (grazie allo stile cartoon del gioco), e da chiare ispirazioni, per quanto riguarda le meccaniche, ad opere come Deus Ex e Dishonored.
Insomma, tenetelo d'occhio.


Darksiders 3

L'ho aspettato tanto, temevo non sarebbe mai successo, ma alla fine l'annuncio è arrivato. Darksiders 3 è in sviluppo e dovrebbe uscire quest'anno.
La chiusura di THQ e la diaspora delle sue Ip e dei suoi team di sviluppo è stato un duro colpo per molti giocatori, ma non tutto è andato perduto. Gli ex dipendenti dell'ormai defunta Vigil Games hanno dato vita a due interessanti software house: la prima è Airship Syndicate dove, tra gli altri, ha trovato casa il fumettista Joe Madureira e che ha dato i natali a Battle Chasers, mentre l'altra, Gunfire Games, è proprio il collettivo alle spalle di questo terzo capitolo della saga dedicata ai cavalieri dell'Apocalisse.
Dopo Guerra e Morte, questa volta sarà il turno di Furia. Come per il secondo capitolo, le vicende si svolgeranno in contemporanea con quelle dei due fratelli (portando, una volta completato il capitolo su Conflitto, ad un possibile quinto capitolo corale) essendo stata anch'essa richiamata a svolgere il suo compito di emissaria dell'Apocalisse a seguito della rottura dell'ultimo sigillo.
Furia però, sin dal trailer di presentazione, si dimostra subito estremamente diversa dai precedenti protagonisti. Più che una guerriera, sembra che la nostra anti-eroina sia più una dominatrice, sadica e brutale. A sottolineare questa sua attitudine c'è un outfit ed un equipaggiamento di tutto rispetto, primo tra tutti, ovviamente, la già iconica frusta.
Sembra proprio che i paradigmi della serie, che raccoglie a piene mani (facendoli poi propri) gli insegnamenti di Zelda, vengano ancora una volta rispettati, affiancando a fasi action in cui la fanno da padrone le combo tra le varie armi, altre dedicate al platforming e al puzzle solving, facendo uso di particolari strumenti raccolti nel corso dell'avventura.
Di certo una delle mie paure era legata alla direzione artistica, essendo il team ormai orfano dell'apporto creativo di una figura come Madureira, eppure, sopratutto grazie ad un recente gameplay, sembra proprio che non ci sia nulla da temere, così come per il gameplay che, in prima battuta, aveva fornito più dubbi che certezze, fugati, almeno in gran parte, dal medesimo filmato.


Days Gone

Days Gone ha faticato non poco ha convincermi delle sue potenzialità. L'ultimo lavoro di Bend Studio sembrava sin troppo derivativo per poter ritagliarsi uno spazio tutto suo nel mercato: un post apocalittico con gli zombie, con una forte componente narrativa, specie nel campo delle esclusive Sony, già c'è e la sua ombra è fin troppo ingombrante.
Eppure, con il passare dei masi e la pubblicazione di nuovo materiale inedito è emerso il vero potenziale di un titolo che di certo non cerca di proporre chissà quale rivoluzione ma ché, di certo ha qualcosa di interessante da dire.
Il mondo di gioco, seppure già visto, ha un fascino indiscusso, una bellezza desolante e naturale che, a differenza di The Last of Us, sarà totalmente esplorabile potendo così offrire al giocatore sempre nuove meraviglie nascoste da scoprire. In tal senso, la speranza è che all'interno della mappa, nel corso del nostro vagabondare, prendano piede eventi casuali il più variegati possibile, così da rendere vivo questo mondo dominato dalla morte.
Ma di certo, a farla da padrone, son le possibilità d'approccio alle varie situazioni e conseguentemente le meccaniche legate all'orda di mangia cervelli, che dovrebbe essere il vero fiore all'occhiello della produzione. Quella che ci troviamo difronte sembra, per lo meno da quanto ammirato sino ad ora, una massa di carne putrefatta famelica che, finalmente, possa essere credibile, sopratutto in relazione ai numeri. Un pericolo vero, costante, un'arma a doppio taglio (potremo infatti tentare di attirare gli zombie con rumori ed altri stratagemmi per risolvere varie situazioni) che non sia totalmente alla mercé del giocatore.
Io voglio credere in questo progetto, e spero di non restarne deluso.


Death's Gambit

Death's Gambit è un'altra delle nostre vecchie conoscenze. Quest'anno il titolo di White Rabbit si è tenuto relativamente lontano dai radar e, un po' come per Beacon, il team di sviluppo ha continuato a mantenere vivo il titolo sopratutto attraverso la pagina twitter ufficiale del titolo (i nuovi artwork son davvero fantastici). Insomma, speriamo che il 2018 possa, finalmente, essere l'anno di quello che è stato definito come la trasposizione in 2D della serie Dark Souls.



Deliver us the moon

Deliver Us the Moon lo conosciamo già dallo scorso anno. Il suo concept è a dir poco intrigante. Il nostro alter ego è infatti l'ultima speranza per la sopravvivenza dell'umanità, ma non dovremo proteggerla da una minaccia aliena o dal proliferare dei demoni dell'inferno emersi da un misterioso portale, bensì da sé stessa. Le risorse sulla Terra si stanno esaurendo, ma sembra che la l'unica possa offrire una soluzione al problema. Qualcosa però va storto e la stazione spaziale responsabile di questo progetto di salvezza va fuori uso. Noi impersoneremo l'astronauta inviato a risolvere il problema prima che sia troppo tardi.
La cosa più interessante del gioco, oltre alla sua estetica dal fascino asettico, è la capacità di creare tensione attraverso un'ambiente naturalmente ostile ma privo di minacce mostruose: lo spazio, il vuoto siderale, i suoi silenzi, il terrore di essere sopraffatti da un'ambiente così inospitale sono quanto basta per offrire un'esperienza dall'indubbio fascino.
Il tutto, ovviamente, mentre cerchiamo di ricostruire quanto accaduto grazie ad una narrazione ambientale e, al contempo, tentiamo di venire a capo di una situazione a dir poco disperata.
Ho avuto, inoltre, modo di parlare un po' con gli sviluppatori che han messo presto a tacere una mia lieve preoccupazione legata ad un certo silenzio relativo al gioco per un discretamente lungo periodo, garantendomi che i lavori procedono e che è loro intenzione fornire nuovi dettagli relativi, sopratutto, ad una finestra di lancio solo quando saranno certi di poter concludere il lavoro in maniera ottimale nei tempi stimati.

Detective Pikachu

Detective Pikachu è probabilmente il più bizzarro ma allo stesso tempo intrigante titolo a tema Pokémon - tra quelli di alto profilo mediatico e commerciale - che io abbia mai visto.
Noi interpreteremo l'assistente umano del topo elettrico detective e dovremo accompagnarlo durante il suo lavoro cercando di aiutarlo in ogni modo a risolvere dei casi sempre più complessi.
Le differenze più evidenti (e fondamentalmente sono anche ciò che maggiormente attrae del titolo) dal resto del brand sono l'ambientazione, vagamente più affine al mondo reale rispetto a quello a cui la saga ci ha da sempre abituato e, sopratutto, Pikachu, che, oltre ad avere un carisma invidiabile, parla, e con un vocione profondo che spiazza, inquieta ed intriga allo stesso tempo.
Un mix troppo assurdo per non incuriosire almeno un po' (specie in previsione del film già annunciato).


Detroit: Become Human

È vero, l'ho ripetuto diverse volte, è vergognoso che Detroit: Become Human non abbia ancora una data, né perlomeno una finestra, di lancio, eppure sembra che ormai il progetto sia in dirittura d'arrivo e che, sopratutto possa seriamente rappresentare un punto di svolta per Quantic Dream e per David Cage, da sempre fin troppo impantanati con sceneggiature claudicanti e strutture ludiche senza troppo mordente.
Se sulla qualità della scrittura, nel suo complesso, dovremo per forza di cose attendere la release del titolo, quello che i recenti gameplay hanno dimostrato è che la software house non abbia paura di osare proponendo temi forti, accompagnati da una struttura di scelte finalmente, almeno apparentemente, ben strutturata che porti ad importanti e, si spera, interessanti sbocchi nell'intreccio.


Die Young

Die Young è il secondo titolo della schiera di progetti Made in Italy che vi consiglio di tenere d'occhio.
In questo survival open-world, vestiremo i panni di una ragazza che si ritrova intrappolata in un isola del mediterraneo e il cui compito sarà quello di trovare una via di fuga prima di finire vittima degli inquietanti abitanti del posto.
Detta così sembra di trovarsi di fronte ad uno dei tanti survival presenti sul mercato, ma quello che colpisce è il focus su quelle che sono le capacità atletiche della protagonista che offrono nuovi spunti ludici non indifferenti: grazie alle sue doti di scalatrice, ad esempio, potremo superare le zone montuose dell'isola così da poter avere un quadro più ampio della situazione, potremo decidere come e quando affrontare determinati ostacoli, e molto altro ancora.
A questo si un'unisce una fantastica direzione artistica che fa cerca di dare risalto alle bellezze dei territori costieri a noi tanto familiari, così da creare un contrasto con i brutali abitanti.
Se sono riuscito ad incuriosirvi, perché non provate con mano? È infatti disponibile una versione Early Access su steam del titolo.


Digimon Story Cyber Sleuth: Haker's memory


Digimon Story: Cyber Sleuth lo scorso anno, al netto di alcuni difetti non da poco e delle sue limitazioni figlie della natura portatile del titolo, era riuscito ad appassionarmi sopratutto grazie all'innegabile fascino dei mostri digitali che hanno saputo stuzzicare il mio feticismo da collezionista. Haker's Memory sembra non volersi distaccare più di tanto dalla formula che ha regalato non poche soddisfazioni al suo predecessore, muovendosi, a livello d'intreccio, sulla rischiosa strada del midquel  (proporre eventi contemporanei rendendo disponibili elementi assenti nel precedente è, quantomeno, paradossale) ma ampliando la formula introducendo nuovi contenuti ed aumentando il numero di Digimon disponibili.
insomma, se siete appassionati di Digiworld, non lasciatevelo scappare.


Dissidia Final Fantasy NT

Sono stato indeciso sino all'ultimo se inserire o meno in questa lista Dissidia Final Fantasy NT (o se accomodarlo serenamente nella sezione Extra) poiché non ho questo gran passato alle spalle con la serie, ma alla fine, provandolo con mano, mi sono convinto. Il gioco, pur nella sua semplicità - e con alcuni elementi un po' troppo macchinosi - è molto divertente: i personaggi sono variegati, gli stage sono facilmente navigabili e offrono abbastanza elementi per poter variegare l'approccio agli scontri, le musiche d'accompagnamento - fra nuovi arrangiamenti di classici estrapolati dai numerosi capitoli della saga e brani del tutto originali - gasano all'inverosimile, ed il roster propone una struttura a classi e sottoclassi che dovrebbe riuscire ad accontentare tutti (io sono andato particolarmente in fissa con Zidane e Kain). Per cui, alla luce di tutto questo, mi è sembrato ingiusto non dedicargli uno spazio adeguato nel mio blog.


Donut county

Donut County, oh che bello che è Donut County! Avete presente Katamari Damacy? Bene nel titolo sviluppato da Ben Esposito (e pubblicato da Annapurna Interactive) al posto del principe che crea una palla sempre più grossa accumulando gli oggetti dello scenario metteteci una buca che si allarga ogni volta che inghiotte qualcosa.
Ma non finisce di certo qui. I nostri poteri di "buco" saranno sfruttati per superare i vari livelli del gioco superando gli enigmi basati sulla fisica di volta in volta proposti, il tutto corredato da un'art direction che fa del minimalismo e della bizzarria le sue parole d'ordine.


Dragon Ball FighterZ

Due sono i pesi massimi che apriranno con il botto questo 2018 nella seconda parte di Gennaio: uno lo vedremo più avanti, l'altro è, senza alcun dubbio, Dragon Ball FighterZ.
Questo titolo potrebbe seriamente settare nuovi standard per quanto concerne la qualità delle produzioni videoludiche ispirate al mondo ti Akira Toriyama.
Lo sviluppo è infatti stato affidato ai ragazzi di Arc System, maestri indiscussi dei picchiaduro 2D (pensiamo, ad esempio, a serie come Guilty Gear o Blaze Blue), che hanno imbastito, per quest'occasione, un gameplay sì frenetico e complesso da padroneggiare alla perfezione, ma  intuitivo e, di conseguenza adatto anche ai neofiti (almeno nelle sue componenti basilari).
A questo si accompagnano una direzione artistica curata, fatta da un cell shading che omaggia quello della serie animata, ed una modalità storia del tutto inedita.
Dragon Ball ha infatti un bisogno smodato di trame originali per i suoi prodotti secondari (ripercorrere costantemente le medesime vicende che conosciamo a memoria da più di vent'anni è ormai tutt'altro che stimolante) e questo, come fu per i due Xenoverse, è sicuramente un ulteriore punto a favore per la produzione.




Dragon Quest XI: Echoes of an Elusive Age

Nel corso dell'anno dovrebbe approdare anche nei nostri lidi Dragon Quest XI: Echoes of an Elusive Age, già disponibile in Giappone.
Del titolo ne ho già parlato in più occasioni e non credo ci sia bisogno di dilungarsi ulteriormente a riguardo.
Quindi non mi resta che attendere per poter finalmente dare il via alla mia avventura nel mondo di questo undicesimo capitolo.


Dreams

Neanche su quelle che sono le caratteristiche di Dreams c'è molto di nuovo da dire, ma il titolo Media Molecule quest'anno è riuscito, comunque, a far parlare di sé. Sparito, infatti, da sin troppo tempo a dicembre è finalmente tornato a mostrarsi con un nuovo trailer che ha rivelato quella che sarà la campagna (che fungerà da lungo tutorial dell'opera) e sopratutto ha confermato una release nel corso del 2018.
Sono sollevato del fatto che il titolo non sia scomparso.


Eco

Difficilmente riesco ad essere attratto da titoli sandbox con componenti survival e con un grosso focus nei confronti del crafting (una roba alla Minecraft per intenderci) per una semplice questione di gusto personale, eppure Eco è riuscito ad attirare la mia attenzione grazie alla sua caratteristica peculiare. Ogni nostra azione avrà delle conseguenze nel mondo di gioco.
Detta così potrebbe sembrare la solita solfa delle scelte multiple, ma lasciatemi spiegare.
Il titolo del gioco non è casuale, ci ritroveremo a dover fare i conti con un ecosistema vero e proprio influenzabile dai giocatori: sfruttando le risorse messe a nostra disposizione altereremo l'equilibrio del mondo e se ci faremo prendere troppo la mano potremmo essere la causa scatenante di catastrofi ambientali immani, come la morte degli animali, l'innalzamento delle acqua e via discorrendo.
È tutta una questione di equilibrio; il progresso umano è inevitabile e saremo spinti a costruire strutture sempre più avanzate, sia civili che militari, ma il tutto cercando di non sovrastare quanto la natura virtuale ci ha messo a disposizione.


Edge of eternity

Edge of Eternity è la risposta a tutti coloro che cercano un'incarnazione moderna della filosofia dei JRPG a cavallo tra gli anni '90 ed i primi anni 2000.
Il progetto infatti cerca di riproporre in chiave contemporanea (con il supporto di nomi illustri del settore come Yasunori Mitsuda) quelli che sono stati i canoni dei giochi ruolistici orientali che hanno caratterizzato la fine del secolo scorso, ad esempio recuperando le meccaniche di combattimento legate al sistema ATB tanto caro ai fan di Final Fantasy.
Devo essere sincero, allo stato attuale ho ancora diversi dubbi su questa produzione indipendente, ma, oltre a vederci un discreto potenziale grazie sopratutto alla miscela di elementi fantasy e sci-fi (almeno per quanto concerne il sottoscritto), potrebbe comunque essere una buona alternativa alla deriva action del genere negli ultimi anni (io apprezzo entrambe le filosofie in realtà).
Nel dubbio, tenerlo d'occhio non costa nulla e potrebbe sorprenderci.


Exit Limbo

Exit Limbo è sicuramente uno dei miei pupilli. È stato, e continua ad essere, protagonista di molti dei miei articoli e spero che il 2018 possa risultare un'anno ricco di sorprese riguardo a questo promettente progetto tutto italiano dei ragazzi di Virtual Craft Studio.


Fading Skies

Nel corso della mia ricerca di nuove produzioni che potessi inserire all'interno di questo articolo, mi sono imbattuto in una descrizione che recitava: "è un po' come Jak and Daxter con i Draghi". Ora, chi mi conosce sa che la saga di Naughty Dog è probabilmente la mia preferita in assoluto in ambito videoludico, per cui, spinto da questa premessa mi son gettato a capofitto alla scoperta di questo Fading Skies.
Devo ammettere che, nonostante la fase ancora abbastanza arretrata dei lavori, sono rimasto piacevolmente colpito da quanto proposto, specie pensando al fatto che lo sviluppo è in mano ad una sola persona.
È chiara l'intenzione di rendere omaggio ad un certo tipo di platforming 3D cercando di far provare un certo senso di libertà al giocatore grazie al mondo di gioco aperto e completamente esplorabile.
A condire il tutto troviamo anche una narrazione che fa dell'interazione con l'ambiente il motore trainante, il che non può che far piacere.


FAR: Lone sails

Senza girarci troppo attorno, FAR: Lone Sails è probabilmente uno dei progetti più interessanti previsti per quest'anno.
L'idea di solitudine, dell'uomo che si rapporta ad essa e che compie un viaggio di riscoperta, di sé e del mondo, desolato che lo circonda.
Nel titolo sviluppato dal team indipendente Okomotive vestiremo i panni di quello che sembra essere l'ultimo essere umano sul pianeta terra, intento a vagare per una landa devastata da un non meglio precisato cataclisma con il suo bizzarro veicolo.
Nel corso del viaggio dovremo effettuare una costante manutenzione di questo "veliero" ammirando il paesaggio circostante cercando di scoprire più informazioni possibili sul passato di questa landa morente. È chiaro che la software house abbia posto particolare attenzione nell'elaborare una narrativa implicita affascinante e coinvolgente, grazie anche ad un'ispiratissima direzione artistica fatta di scale di grigi con qualche macchia di colore.
L'uscita su PC è prevista per il primo quarto del 2018 mentre sono previste per un non meglio precisato futuro le versioni PS4 ed Xbox One, per cui non avete scuse per non dargli una chance.


Fe

Per Fe, vale un discorso simile a quello di Dreams. Non sono state rivelate particolari novità su quello che è stato il primo titolo presentato sotto la bandiera dell'iniziativa "EA Originals", ma, proprio come per quella fantastica scatola dei giochi creata da Media Molecule, la notizia interessante riguarda il suo ritorno in pompa magna alle fiere di settore dimostrando così di essere in perfetta formula e pronto per il lancio sul mercato nel corso del 2018.



Felix the reaper

In Felix the Reaper vestiremo i panni di un eccentrico - tutt'altro che tristo - mietitore ballerino intento nel suo lavoro.
Nei vari stage di gioco, organizzati a scacchiera, dovremo cercare di preparare delle elaborate trappole per assicurarci che un povero malcapitato non manchi l'appuntamento con il suo fatale destino. Il tutto, ovviamente, cercando di non farci scoprire restando nell'ombra ed evitando i vari ostacoli che intralceranno il nostro cammino.
Anche in questo caso, non è opportuno glissare su una direzione artistica ispirata e che si sposa alla perfezione con il carattere sopra le righe del protagonista.


Forgotten Anne

Se seguite il mio blog, saprete di certo che con i prodotti rilasciati sotto l'etichetta Square Enix Collective (iniziativa non dissimile da quel EA Originals proposto da Electronic Arts) ho un rapporto privilegiato, avendo recensito nel corso del 2017 diversi titoli di sviluppatori indipendenti che si sono affidati al colosso nipponico per veder pubblicati i loro progetti.
E anche quest'anno nuove opere verranno rilasciate sotto il logo del "collettivo", tra questi Forgotten Anne, avventura 2D con elementi puzzle e platform realizzata dai ragazzi di Throughline Games.
Di certo, una delle caratteristiche più affascinanti del titolo è la sua estetica, chiaramente ispirata ai lavori dello studio Ghibli, perfetta per far risaltare un mondo dai toni vittoriani che sfoiciano nello Steampunk in cui vanno a riversarsi tutti gli oggetti (che assumono vita propria) dimenticati dagli uomini e dal quale Anne, la nostra protagonista, cerca disperatamente di scappare.


Frostpunk

Dallo scorso anno, in cui era ancora quasi del tutto avvolto nel mistero, Frostpunk ne ha fatta di strada, arrivando a rivelarsi del tutto per quello che è, un affascinante gestionale in cui la crudezza dell'ambiente estremo con cui ci troveremo a fare i conti si rivelerà una sfida tutt'altro che semplice da superare.
Il nuovo progetto di 11 bit studios prende il via in un universo ucronico dalle forti tinte steampunk in cui la Terra è vittima di una nuova era glaciale e le uniche fonti di calore rimaste si trovano all'interno dei coni vulcanici. Ed è proprio in questi luoghi così estremi che si concentrano gli ultimi rimasugli dell'umanità impegnata nell'arduo compito di preservare la propria civiltà all'interno di città fortezza alimentate dal calore del nucleo del pianeta. Noi abbiamo il compito di garantire la sopravvivenza di questa società in costante equilibrio sul ciglio di un fatale precipizio.
Dopo This War of Mine, insomma, il team di sviluppo decide di metterci ancora una volta alla prova costringendo l'essere umano ad affrontare un'impresa disperata, quasi titanica affidando ogni responsabilità alle capacità di giudizio del giocatore che verrà più volte messo di fronte a scelte eticamente complesse come lo sfruttamento del lavoro minorile o il sacrificio dei più deboli per tentare di garantire un futuro alla città.


Ghost of a Tale

Di Ghost of a Tale ve ne ho parlato fino allo sfinimento ogni articolo Most Wanted pubblicato dal 2016 ad oggi, e finalmente, dopo continui rinvii, revisioni, aggiustamenti e miglioramenti, il gioco è finalmente pronto a fare il suo debutto su PC ed Xbox One (per poi approdare, probabilmente, anche su Playstation 4 in un secondo momento) e io non vedo l'ora di poterlo finalmente giocare.
Oltre a questo, è interessante costatare come gli sviluppatori non abbiano mancato di fornire più aggiornamenti possibili riguardo lo stato dei lavori nel corso dei mesi.


God of War

Lo scorso anno, lo avevo inserito nella sezione extra, proprio perché, nonostante alcuni rumor, ero certo che il 2018 sarebbe stato l'anno fatidico per il ritorno delle avventure di Kratos.
Non credo che ci sia bisogno di ripetere dettagli arcinoti sulla nuova avventura e la nuova ambientazione norrena dell'ex dio della Guerra.
Quello che mi interessa è constatare come il materiale rilasciato nel corso delle varie conference - ma non solo (pensiamo ai dev diary dedicati alle varie creature presenti nel gioco) - tenute da Sony durante il 2017 abbia messo in chiaro quella che è la nuova filosofia seguita dal team di Santa Monica guidato da Cory Barlog per la creazione di questa nuova iterazione di God of War. La nuova struttura del gioco evidenzia tutta la fisicità e la brutalità di Kratos, il combat system si è evoluto in maniera sempre più convincente (e, sinceramente, sti cazzi della rimozione del salto, è praticamente inutile con meccaniche di questo tipo) e la direzione artistica sembra confermarsi ispirata e ben contestualizzata, selvaggia e priva di tutti quegli orpelli ellenici della trilogia originale, dominata non da divinità egocentriche e maligne ma da entità più pure, incontaminate e primordiali.
God of War (anche se ha solo una finestra di lancio per questa primavera) è finalmente pronto a tornare, e vuole farlo in grande stile.


GreedFall

E a proposito di terre incontaminate e dominate da creature mistiche e primordiali, cade proprio a fagiolo GreedFall, nuovo progetto del team Spiders, alla ricerca della definitiva consacrazione dopo prove non proprio brillanti come The Technomancer o Bound by Flame.
Questa però sembra proprio l'occasione giusta per il riscatto. Un isola misteriosa ed idilliaca, abitata da indigeni con un profondo legamene con la natura e creature uscite direttamente da un bestiario medioevale, viene scoperta dai coloni del vecchio continente che cercando, come prevedibile, di assumere il controllo.
Noi saremo uno degli avventurieri imbarcatisi in quest'impresa ma, una volta giunti in questa misteriosa terra diverremo padroni del nostro destino. Potremo scegliere di schierarci a difesa di questo misterioso ed affascinante ecosistema oppure restare fedeli ai dettami della madrepatria prendendo così possesso dell'isola con la forza o, ancora, non schierarci e vivere la nostra avventura liberi da ogni compromesso.
Le nostre azioni, come prevedibile, avranno delle conseguenze sul mondo di gioco.
La scommessa di Spiders sembra avere le carte in regola per dare i suoi frutti, ma, visti i precedenti, occorre andarci cauti con l'entusiasmo per evitare l'ennesima delusione.
Ma sperare non costa nulla, no?


Griftlands

Griftlands è un RPG di stampo Sci-fi dall'affascinante direzione artistica da fumetto sci-fi che basa la sua ragion d'essere su un concetto molto preciso: tutto è negoziabile.
Che si tratti di equipaggiamento, armi, denaro o persino la lealtà di un compagno, niente è escluso da questa visione cinica e fredda.
Potremo sfruttare i nostri compagni, guadagnarci la loro fiducia, offrire loro una conviviale bevuta per poi abbandonarli, colmi di rancore e disperazione alla mercé di creature fameliche in un mondo ostile solo per mettere le mani su un qualche bottino.
Potrei dire che anche nel titolo sviluppato da Klei, banalizzando, le scelte, come da tradizione, siano il cuore pulsante dell'esperienza ma, piuttosto, mi vien da dire che è la nostra morale ad essere messa in gioco, o meglio siamo spinti ad annullarla in favore di un discutibile pragmatismo che possa permetterci di sopravvivere in questo pazzo universo abitato da taglia gole, canaglie e feccia della peggior specie.


Guacamelee 2

Guacamelee 2 non credo abbia bisogno di particolari presentazioni. Il capitolo originale si è rivelato una più che una piacevole sorpresa alla sua uscita, una vera e propria ventata di aria fresca per il genere dei cosiddetti metroidvania.
Questo secondo capitolo vuole espanderne la formula in ogni aspetto, esagerando ancor di più dal punto di vista artistico e del level design ed aggiungendo una modalità multigiocatore fino a quattro giocatori.
Un successo praticamente annunciato per le nuove avventure di Juan create dai ragazzi di DrinkBox Studios.


Harold Halibut

Harold Halibut è uno dei titoli più peculiari attesi nel corso di quest'anno. Di questa stramba avventura ambientata all'interno di un'astronave schiantatasi nel fondale marino di un pianeta alieno. In questo universo di plastilina e stop-motion noi vestiremo i panni di Harold, lo spazzino della nave, impegnato, oltre a svolgere i suoi compiti di routine, a scoprire i segreti nascosti all'interno dell'imponente mezzo spaziale. Il tutto accompagnato da una grande dose di humor e stravaganze che trae, almeno apparentemente, gran parte della sua ispirazione dalle opere di registi come Wes Anderson.


Indivisible

Indivisible è un'altra nostra vecchia conoscenza ed il 2018 dovrebbe essere l'anno fatidico per il suo rilascio definitivo sul mercato.
Sono tanti i motivi che rendono questo progetto a dir poco interessante, dall'art direction, al gameplay che mescola elementi tipici dei metroidvania e dei jrpg basati sulla classica barra ATB, non dimenticando una collaborazione con il talentuoso studio di animazione Trigger, che si occuperà di dar vita alle cut-scene del titolo.
Ovviamente è ancora disponibile sullo store di Playstation 4 un prototipo giocabile che potrebbe darvi un'idea generale di cosa questo prodotto avrà da offrirci.


Iron Harvest 1920

Il 2018 dovrebbe essere anche l'anno fatidico per il rilascio di un titolo che ha stuzzicato non poco le mie papille gustative.
 Iron Harvest 1920 è, infatti, uno strategico in tempo reale ambientato in una realtà ucronica dalle tinte spiccatamente Deaselpunk in cui la Prima Guerra mondiale non ha avuto fine e in cui le varie fazioni in lotta possono contare sul supporto di possenti mech da combattimento alimentati a combustibile fossile.
Lo scorso anno, lo relegai alla sezione extra proprio perché fu lo stesso team di sviluppo a confermarmi che il 2017 sarebbe stato un anno di transizioni ma anche ricco di aggiornamenti e novità interessanti sulle meccaniche, ma ora finalmente ci siamo e non vedo l'ora di poter guidare in battaglia i miei possenti colossi meccanizzati per la gloria della madrepatria.


Kieru

Kieru è un titolo multiplayer competitivo uno contro uno molto interessante e particolare. Le partite sono dei veri e propri duelli tra maestri ninja in cui strategia, capacità mimetiche e tattiche ed un buon tempismo la faranno da padrone.
Tutta l'esperienza si basa su una premessa semplice quanto efficace: le possibilità espressive, artistiche e ludiche, del dualismo cromatico del bianco e del nero (con una spruzzata di rosso sangue). L'avatar di ognuno dei due giocatori sarà caratterizzato da una di queste due tinte, mimetizzandosi tra gli elementi dello scenario ad essi cromaticamente corrispondenti. Ovviamente non sarà così semplice sfuggire alla vista del proprio avversario, poiché la prospettiva giocherà un ruolo fondamentale, elemento su cui il team di sviluppo sembra aver focalizzato gran parte delle sue attenzioni (il ninja nero potrebbe ritenersi al sicuro su delle scale dello stesso colore, ma una parete bianca potrebbe rivelare la sua posizione rendendolo vulnerabile).
A questo, ovviamente vanno aggiunte le ferite le quali causeranno perdite di sangue che faciliteranno la caccia all'avversario.
Con Kieru, i ragazzi di Pine Fire Studios hanno fatto dell'equilibrio fra un'elegante direzione artistica ed il pur comparto ludico un mantra che sembra potersi rivelare assolutamente inappuntabile.


Kingdom Hearts III

Sapevo che questo momento, prima o poi, sarebbe arrivato. Perciò, togliamoci questo dente. Ritengo la saga di Kingdom Hearts qualcosa di estremamente sopravvalutato, da relegare a semplice bel ricordo adolescenziale che, una volta superata una certa età, ha ben poco da dire sia in termini ludici che narrativi (l'intreccio è un colabrodo).
Questo, però, non è da intendere come una bocciatura totale di un una serie - che soffre anche della sua frammentarietà produttiva - ma più come una sorta di presa di coscienza. Eppure, eppure eccolo qui, Kingdom Hearts III, nella lista dei giochi più attesi per questo 2018 dal sottoscritto. Perché?
Un po' perché sono un inguaribile nostalgico, legato ai suoi feticci d'infanzia che spesso rianalizza sotto una nuova luce ridimensionandone quell'aura di intoccabilità con cui li aveva sempre visti, un po' perché, grazie ai nuovi trailer mostrati, hanno fatto capolino diversi elementi interessanti (di cui abbiamo avuto un piccolo assaggio nell'episodio dedicato ad Aqua) e infine perché voglio vedere dove vuole andare a parare Nomura per chiudere questa saga, o meglio, questo arco narrativo che si trascina, un po' fiaccamente, da quindici anni.


Left Alive

Sembrerà assurdo, ma i giochi basati sui mecha pilotabili, al di fuori di qualche rara eccezione, non sono mai riusciti ad entusiasmarmi. Non so bene il perché ma ho sempre provato una sorta di "repulsione" nei confronti degli esponenti di questa categoria, che fossero in prima od in terza persona, per quanto fichi fossero.
Negli ultimi tempi, però, come accaduto per gli strategici a turni, la musica sta lentamente cambiando e, a tal proposito, Left Alive, cade proprio a fagiolo.
La nuova IP di Square Enix, forse grazie alla presenza di mostri sacri del settore come il mecha designer Takayuki Yanase o Toshifumi Nabeshima, game director della serie Armored Core, ha subito stuzzicato le giuste corde per attirare la mia attenzione.
Il titolo è, in sostanza, una sorta di shooter con elementi survival ambientato in un mondo sconquassato da un conflitto mondiale all'interno del quale si intrecceranno le storie di tre diversi protagonisti.
Particolare enfasi, a detta del team di sviluppo, sembra essere stata posta sulla libertà di approccio concessa al giocatore che potrà usare devastanti mech da battaglia per far piovere fuoco sul nemico, o, ad esempio, adottare una tattica più ponderata, muovendosi a piedi, sfruttando armi da fuoco convensionali o, ancora, utilizzando soluzioni tipiche degli stealth game.


Little Devil Inside

Ed eccola qua, ancora una volta torno a parlare della mia eterna croce e delizia. Little Devil Inside mi da continue preoccupazioni, con Neostream che scompare dai radar per mesi per poi uscirsene con quale contenuto fantastico da mostrare e facendo riaccendere in me l'amore per questo progetto che, si spera, possa finalmente vedere la luce nel 2018.
Non credo che ci sia bisogno di spiegarvi, di nuovo, che cosa, a conti fatti, sia LDI, per cui mi limiterò a lincarvi l'ultimo articolo sul tema (di lì poi potete muovervi grazie ai vari collegamenti ipertestuali).


Lost Ember

Lo scorso anno è stato relegato nella sezione extra per gli stessi motivi di Iron Harvest, ma nel corso del 2018 dovrebbe finalmente vedere la luce Lost Ember, l'ispiratissimo titolo in cui vestiremo i panni di un Lupo in grado di assumere il controllo degli altri animali che incontrerà nel corso del suo viaggio.
I punti di forza dell'opera di Mooneye studio sono sicuramente una colonna sonora coinvolgente, una forte enfasi sulla narrativa e sopratutto un'estetica a dir poco inebriante. In un'ipotetica classifica, sicuramente Lost Ember rientrerebbe di diritto nella mia top ten dei giochi più attesi di quest'anno.


Lost Soul Aside

Lost Soul Aside nasce come un'ambizioso progetto amatoriale di un ragazzo che voleva dar vita a qualcosa di esteticamente ispirato dall'ultimo capitolo di Final Fantasy. Nato per gioco, ma dal discreto potenziale che ora è esploso grazie alle attenzioni dei più grossi nomi dell'industria. Ad accaparrarsi Bing Yang, l'autore, il titolo ed avergli affidato un team di sostegno per dar vita al suo sogno è stata Sony. E stando all'ultimo gameplay, i progressi fatti sono molti, le speranze per un'uscita nel corso del 2018 ci sono ma, di certo, ci sarà d'attendere di certo il secondo semestre dell'anno, ma intanto la curiosità non fa che aumentare.


Lost words

Lost Words, nuovo lavoro di Rhianna Pratchett, è un puzzle-platform dalla premessa a dir poco affascinante. L'avventura prenderà luogo tra le pagine di un diario. La nostra protagonista dovrà saltellare di frase in frase risolvendo puzzle basati sulle parole ed i disegni presenti al suo interno per progredire nell'avventura.
Il titolo fa dell'atmosfera il suo punto di forza, alla quale, però, si accompagna una direzione artistica ed estetica ispirata ed alquanto originale.



Metro Exodus

Metro Exodus, terzo capitolo della saga tratta dalla saga di libri omonima realizzata da Dimitrij Gluchovskij, è stata una delle più gradite sorprese (anche se forse non così inattesa) dello scorso E3. Quella che dovrebbe essere l'avventura conclusiva del Ranger Artyom rappresenta, molto probabilmente, la naturale evoluzione del progetto portato avanti dai ragazzi di 4AGames. Dopo alcune brevi incursioni nel mondo esterno in Metro 2033 e Last Light, finalmente le lande desolate, di una bellezza malata, contaminata eppure caoticamente armonica, si aprono d'innanzi ai nostri occhi. Il sottotitolo stesso del gioco, Exodus, lascia presagire l'idea di un lungo peregrinare, e quale modo migliore se non far uscire i nostri eroi dai luoghi sì claustrofobici ma anche familiari della metropolitana di Mosca (che comunque saranno presenti) per gettarli in un mondo "alieno", dove l'ignoto, oltre alle creature mutanti assetate di sangue, è la più grande paura che gli uomini sono chiamati ad affrontare.


Monster Hunter World


Come avevo anticipato parlando di Dragon Ball Fighterz, sono principalmente due i pezzi grossi di artiglieria che verranno sparati nel corso di gennaio. L'altro è, ovviamente, Monster Hunter World. Il nuovo capitolo del simulatore di caccia ai mostri per eccellenza approda, dopo anni di onorata carriera nel mondo delle console portatili, su Playstation 4 (è in realtà un ritorno, visto che il capitolo originale fu rilasciato su Playstation 2) e su Xbox One, con una versione PC attesa per il prossimo futuro.
Questo World è tante cose, e la beta pubblica dello scorso dicembre ce ne ha offerto soltanto un piccolo assaggio: è un tentativo di modernizzare una formula rodata ed efficace ma soffocata dai limiti di una macchina come il 3DS, è la chiara dimostrazione di quanto grande ed affascinante questo mondo di cacciatori possa essere ed il punto di contatto tra la volontà di aprirsi ad un mercato il più vasto possibile non tradendo però la propria natura.
Sinceramente, non so se le meccaniche di gioco - il grande peso del grinding e del farming - possano sposarsi a pieno con i miei gusti (ho cercato di avvicinarmi più volte alla serie, sin dal suo esordio, con risultati altalenanti, eccezion fatta per lo spin-off Stories) eppure il fascino di questo bizzarro mondo e delle creature che lo popolano è ancora una volta troppo forte per non concedergli, almeno, una grossa chance.


Moons of Madness

Le opere ispirate ai racconti di H.P. Lovecraft hanno sempre un grosso fascino, e questo Moon of Madness non è di certo da meno.
In questo titolo dai tratti horrorifici e sci-fi vestiremo i panni di un astronauta la cui psiche verrà messa a dura prova dagli eventi sovrannaturali che si susseguono all'interno di una stazione spaziale sul pianeta Marte.
Il titolo cerca di trasferire nel mondo della fantascienza più pura quelli che erano i dictat del grande autore, cercando di dar vita ad un terrore più etereo, psicologico a metà strada tra il reale ed il patologico che si sposa alla perfezione con la condizione di isolamento e d'ignoto in cui il protagonista è costretto.


Mosaic

Di Mosaic, titolo di cui vi avevo già parlato lo scorso anno, si sono un po' perse le tracce, perlomeno nel caso ci si affidasse esclusivamente ad una ricerca superficiale.
Eppure Krillbite Studio non lo ha abbandonato, mostrandone varie versioni giocabili in occasione di alcune fiere.
Speriamo dunque di poter avere succosi aggiornamenti in un prossimo futuro e, perché no, una data di rilascio nel corso del 2018.


Moss

A quanto pare, Sony crede fermamente nella sua periferica di realtà virtuale sfornando nuovi annunci per titoli esclusivi - o riadattati da versioni Playstation 4 - per Playstation VR.
Ora, farne un elenco sarebbe un po' eccessivo specie in virtù del fatto che non possiedo il suddetto visore, ma almeno citarne un paio non credo sia una mossa sbagliata.
Moss, grazie alla sua direzione artistica da fiaba crepuscolare e alla natura intrinseca della realtà virtuale che permette di instaurare un legame ed una sorta di dialogo tra il giocatore e la topolina Quill, ha subito attirato la mia attenzione.
Il gioco è, a conti fatti, un puzzle game con elementi action che però beneficia di una ventata di aria fresca grazie al virtuale contatto diretto tra i due protagonisti dell'avventura, come detto, il giocatore e Quill.


Mulaka

Mulaka, il nuovo lavoro del team indipendente Lienzo, punta tutto sul fascino di un'ambientazione quasi del tutto ignota al mondo dei videogiochi, quella della Sierra Tarhaumara, aggiungendovi un pizzico di pepe grazie allo sfruttamento di quella che è la mitologia del Messico del Nord.
Noi giocatori impersoneremo lo sciamano di una delle tribù dell'area impegnato ad intraprendere un'avventura al limite tra realtà e fantasia con lo scopo di salvare il suo popolo da un'oscura minaccia, mescolando fasi action ad altre di più puro puzzle solving ambientale.
Il tutto è accompagnato da una direzione artistica minimale ma di sicuro impatto.


My Eyes on You

My Eyes on You è un action in terza persona a cui si mescola una forte componente investigativa.
Il nostro compito, in qualità di agenti del FBI è quello di dare la caccia alla banda di uno spietato criminale che sta spargendo sangue per la città.
Ovviamente non può che non colpire l'estetica di gioco, fatta di luci soffuse al neon, un'oscurità perenne ed ingannevole ed ancora neon.
A questo si aggiunge l'importanza delle indagini che avranno un ruolo fondamentale per quelli che saranno i risvolti narrativi del titolo: infatti più indizi troveremo più potremo risolvere nella maniera migliore possibile il caso, o, più generalmente, andremo a modificare il prosieguo della vicenda (elementi forvianti potrebbero portarci ad imboccare la strada sbagliata). In sostanza abbiamo a che fare con una versione semplificata ma efficace di quella struttura ludica che ci propose diversi anni fa un gioiello come L.A. Noire, alla quale, però, si aggiunge la sopracitata componente grafica ed artistica, la cui primaria fonte sono di certo gli anni '80 (non a caso il sinth impera nella soundtrack).


Narita Boy

A proposito di anni '80, cosa potrebbe rappresentare meglio il secolo più della pixel art mescolata a tubi catodici, viaggi multidimensionali, strane mescolanze tra fantascienza, fantasy e dimensioni oniriche, e i già citati neon e musica sinth?
Ecco, Narita Boy è la summa di tutto questo. Trae ispirazione dai classici di generi come beat 'em up ed adventure game aggiungendoci una spruzzata di cult del decennio come The Last Starfighter, Tron ed He-Man ma cercando di non rinunciare ad un pizzico di modernità.
Troppo esagerato per non tenerlo d'occhio.


Necrobarista

Necrobarista è una visual novel un po' atipica. Il titolo, appartenente ad un genere storicamente legato al mondo nipponico, è infatti il frutto del lavoro del team australiano Route 59.
Peculiarità principale che differenzia la produzione dai suoi congeneri è di certo la sua componente grafica, che favorisce i modelli 3D alla classica formula di dialoghi bidimensionali.
L'estetica non ne risente ed anzi sembra aver trovato la sua dimensione con uno stile particolare e frutto della convergenza di multiple influenze.
Ma che dire del contesto narrativo con cui ci troveremo ad avere a che fare?
Perché Necrobarista? Perché le vicende si svolgono tutte all'interno di questo bizzarro bar dove i clienti sono sia vivi che morti, ma con l'eccentricità come minimo comun denominatore.


Nelo

Qualche tempo fa pubblicai sul mio canale youtube un video dedicato ad uno dei titoli più affascinanti della scorsa generazione, Vanquish. Ecco, Nelo mi ricorda proprio il capolavoro di Platinum Games.
Il titolo di Magic & Mirrors ne riprende sì lo spirito arcade e gli elementi strutturali, ma li fa propri offrendo la propria visione dei bullet hell, in cui il mondo dei TPS incontra quello dei twin stick shooters in una miscela esplosiva e frenetica.
Inoltre, l'estetica industrial-sci fi che mescola elementi familiari ad altri, come l'armatura del protagonista, quantomeno esotici, mi hanno rapito sin da subito. È vero, la prevalenza di toni appartenenti alla scala dei grigi potrebbe non incontrare il gusto di tutti ma... LISTA MIA, SCELTE MIE!


Ni No Kuni 2: Revenant Kingdom

Il primo Ni No Kuni era, in poche parole, adorabile. Il titolo Level-5 univa elementi tipici degli jrpg, alla struttura di cattura e collezione di mostri tipica dei giochi Pokémon, sublimando il tutto con una direzione artistica strepitosa, frutto della collaborazione con lo Studio Ghibli.
Ora, questo Ni No Kuni 2: Revenant Kingdom, pur mantenendo invariato quest'ultimo elemento (nonostante il leggendario studio d'animazione non abbia preso parte ai lavori) stravolge in parte la formula, abbandonando la struttura che ha reso grande la saga Game Freak in favore di qualcosa di molto diverso.
Potremmo dire che ora il gameplay assomigli molto di più a quella di Pickmin, in quanto saremo chiamati a guidare in battaglia legioni di minuscoli alleati, a cui però si affianca una componente più prettamente action poiché parteciperemo attivamente allo scorso con armi e magie di vario tipo in scontri in tempo reale contro creature di ogni sorta.


No truce with the Furies

No Truce with the Furies ve lo avevo presentato lo scorso anno, alla fine il team di sviluppo ha deciso di prendersi tutto il tempo del necessario per completare l'opera nel modo migliore possibile, ma il 2018 dovrebbe finalmente vedere anche l'uscita di questo interessantissimo RPG con visuale isometrica dalle tinte gotiche e steampunk in cui saremo chiamati a risolvere un caso plasmando al contempo il nostro detective la cui morale e le cui azioni sono totalmente nelle nostre mani.


Northgard

Northgard lo conosciamo molto bene. È stato inserito nel listone dello scorso anno ma, sopratutto è il protagonista della prima preview di questo blog (per cui potrete trovare in quell'articolo tutte le informazioni basilari per conoscere il titolo). Ma da quel pezzo di tempo ne é passato e l'opera di Shiro Games ha continuato ad espandersi ed evolversi e, dopo un lungo periodo in early access, sembra essere finalmente pronto per essere lanciato in versione completa sul mercato.


Ooblets

Ooblets è un'idea brillante, e stranamente sfruttata meno di quanto si possa pensare. In questo titolo artisticamente accattivante e colorato si vanno a fondere due filosofie ludiche che combaciano squisitamente tra loro, vale a dire la componente gestionale affine all'universo di Animal Crossing con quella da JRPG collezionistico di Pokémon.
Nel titolo dovremo perciò gestire il nostro orto, ma non sarà un orto qualsiasi, in quanto al suo interno verranno coltivate delle verdure molto particolari, che avranno vita propria e potranno essere addomesticate ed addestrate per poi essere utilizzate in combattimenti simili a quelli della serie dei pocket monsters espandendo sempre di più i nostri possedimenti e andando alla ricerca di nuove avventure con i nostri amici vegetali.
Detta così sembra che io vi stia descrivendo un trip d'acidi (e la musica del trailer non è di aiuto in questo senso) ma il titolo è davvero promettente e la stra grande maggioranza di chi lo ha potuto provare ne è rimasto ammaliato.


Ori and the will of  the wisps

Probabilmente Ori and the Will of he Wisps è l'esclusiva Microsoft che attendo con maggior trepidazione per questo 2018.
Il primo capitolo fu folgorante, un metroidvania dal gameplay appagante accompagnato da atmosfere tra l'onirico ed il fiabesco sublimate da una direzione artistica strepitosa.
Già dai trailer, questo secondo capitolo, non solo sembra non essere da meno ma pare proprio che l'intenzione dei ragazzi di Moon studios sia quella di offrire un'esperienza ancora più grande, sia dal punto di vista ludico che artistico.


Outreach

Vi ricordate di Adrift? Il titolo sci-fi in prima persona che cercava di farci vivere la terrificante ma spettacolare esperienza di un astronauta che si ritrova a dover fare i conti con una stazione spaziale che è ormai soltanto un cumulo di rottami?
Bene, Outreach, prende proprio il via da un punto di partenza molto simile: noi vestiremo i panni di un cosmonauta sovietico chiamato ad investigare, a metà degli anni '80, le cause di un misterioso incidente avvenuto all'interno di una stazione russa con la quale si sono persi i contatti.
L'equipaggio sembra essere scomparso nel nulla e sarà nostro compito venire a capo della faccenda.
Insomma, all'inquietante fascino che da sempre offre l'idea di trovarsi isolati nello spazio si aggiunge una forte vena thriller che sfocia nelle teorie del complotto che hanno caratterizzato gli anni della Guerra Fredda. Offrendoci, però, una prospettiva inusuale (per lo meno per noi occidentali), quella sovietica.
Anche l'estetica non è stata tralasciata, con i ragazzi di Pixel Spill che hanno concentrato gran parte dei loro sforzi nel dar vita ad un'accurata - e dall'indubbio fascino - realtà videoludica che potesse rispecchiare al meglio la cultura comunista del tempo, affiancandovi una certa dose di elementi fantascientifici ben contestualizzati.
Onestamente, Outreach è stato una scoperta recente da parte mia, ma è riuscito da subito a farmi innamorare.


Outwards: The Adventurer life Sim

L'esperienza che vogliono offrire i ragazzi di Nine Dots Studio con il loro Outwards: The Adventurer life Sim è un progetto alquanto interessante.
Il nostro personaggio è un avventuriero e può vivere nel modo che più ci aggrada all'interno di questo mondo di gioco.
Fin qui, sembrerebbe di parlare di un rpg abbastanza standard, con le sue classi, le sue scelte e le sue attività di varia natura.
Ed è proprio qui che avviene la rottura. A conti fatti il mestiere di avventuriero non è dei più sicuri al mondo, questo è certo, specie se non si hanno a disposizioni particolari "raccomandazioni" dall'alto. Il nostro avatar non è infatti "IL PRESCELTO", no è L'EROE, non è entità semi divina e salvifica, è un uomo che fa il suo lavoro, un lavoro in cui il pericolo è sempre dietro l'angolo, che si tratti di banditi, mostri, della fame o dei climi estremi.
Possiamo perciò dire di avere a che fare, a conti fatti, con un  RPG con una forte componente survival (single player e multiplayer) la cui caratteristica distintiva è proprio quella di ricordarci costantemente di non essere il centro dell'universo ma, attraverso le nostre azioni, di poter lasciare una certa impronta.
Potremo fallire, potremo essere pestati da dei banditi e lasciati mezzi morti sul ciglio di una strada gonfiando le tasche di questi criminali, ma potremmo anche ritrovare qualche preziosa reliquia che potrebbe dare il via ad un'inaspettata serie di eventi per il suo controllo, potremmo veder sorgere o crollare gilde dal passato glorioso, insomma ci muoveremo all'interno di un mondo per il quale noi siamo uno qualunque.


Overland

Overland è una nostra vecchia conoscenza, come Northgard è in early access da molto tempo ed in continua espansione (addirittura è stata inserita una struttura di azioni e razioni per i rapporti con gli altri sopravvissuti che ricorda una versione semplificata del Nemesis System) speriamo dunque che il 2018 sia l'anno giusto per il suo rilascio.
In fondo, uno strategico a turni post apocalittico con una forte componente survival non può che affascinare chiunque (grazie X-com per avermi fatto innamorare degli strategici a turni, altrimenti mi sarei perso questa potenziale perla).



P.A.M.E.L.A.

P.A.M.E.L.A. è un interessante open-world in prima persona dalle tinte da horror-sci fi che trae ispirazione da opere come Bioshock.
Ci ritroveremo infatti in una città utopica ed avveniristica dove, però, il caos ha preso il sopravvento con cittadini in preda alla follia e automi fuori controllo pronti a darci la caccia. Nel mentre noi dovremo cercare un modo per risolvere questa situazione estrema o cercare una via di fuga da essa.
Insomma un'affascinante premessa per un titolo, anche in questo caso, ormai da fin troppo tempo in Early Access che potrebbe, dunque, essere pubblicato definitivamente nel corso del 2018.


Pathologic 2

"Affascinante" è l'unico aggettivo che mi viene in mente pensando e parlando di Pathologic 2. In una cittadina rurale vittima di un morbo mortale, in cui, proprio come per il precedente P.A.M.E.L.A., i cittadini sono in preda ad una sorta di follia collettiva, noi, in veste di medico della comunità, avremo 12 giorni per dare la caccia e scovare l'assassino di nostro padre (da cui erediteremo la nostra carica) e, al contempo, cercare di salvare il salvabile, se possibile, scoprendo così il mistero dietro la piaga.
La produzione Ice Pick Lodge, vista la natura open world, ci fornisce una grande libertà d'approccio per giungere al nostro scopo, cercando di creare alleanze o proseguendo da soli per la nostra stanza ignorando ogni situazione scomoda nella speranza di evitare spiacevoli attenzioni da parte degli abitanti, consapevoli che non tutti possano essere salvati. Ma a colpire è senza alcun dubbio la fantastica estetica del titolo, una sorta di sogno malato e morente in cui ogni speranza sembra essere stata inghiottita da un vortice di pazzia e violenta depravazione.



Phantom Brigade

La prossima coppia di titoli condivide diversi tratti in comune: entrambi hanno la parola "Phantom" nel titolo ed entrambi anno una struttura da strategico a turni (è strano ripensare al fatto che fino a qualche anno fa nutrivo un'enorme repulsione nei confronti del genere, fino all'arrivo del capolavoro Firaxis Games).
Il primo è Phantom Brigade, un titolo che pone l'attenzione, proprio come Battletech, sugli scontri tra mech da combattimento, ma privilegiando un'azione molto più frenetica, con scontri a fuoco a distanza ravvicinata, palazzi utilizzati come coperture e una mobilità maggiore dei colossi meccanici.


Phantom Doctrine

L'altro è Phantom Doctrine. In questo caso, le fasi di gioco hanno di certo un ritmo molto più compassato, come richiede il contesto d'altronde. Ci troviamo infatti in piena guerra fredda, in cui il gioco di spionaggio e contro spionaggio è una costante. Noi avremo il controllo di un'agenzia privata il cui intento è quello di contrastare le azioni di una compagnia rivale cercando di preservare il fragile equilibrio che negli anni '80 impediva di dare il via ad un conflitto su scala globale tra i paesi della Nato e l'Unione Sovietica.
Dovremo guidare sul campo dei team altamente qualificati in operazioni di sabotaggio, raccolta di informazioni, controspionaggio, eliminazione di bersagli scomodi e molto altro ancora, prediligendo azioni furtive e limitando gli scontri a fuoco al minimo indispensabile.
Insomma, pensate al nuovo corso della serie X-com ma limitandone la frenesia degli scontri a fuoco in favore di altri elementi, con il plus valore di un'estetica che cerca di rifarsi il più possibile a quelle che erano le caratteristiche peculiari di quello specifico periodo storico, tra innovazioni tecnologiche ed architettoniche ed il degrado dei paesi membri del Patto di Varsavia.



Phoenix Point

Non ne condividerà il nome, ma di certo il genere resta quello. A chiudere questo virtuale trittico di strategici a turni ci pensa un già annunciato pezzo da 90. Phoenix Point è, infatti, il nuovo progetto di Julian Gollop, la mente dietro al capitolo originale della serie X-com, vale a dire UFO: Enemy Unknown,  che, spronato dall'incredibile successo raggiunto dalla sua creatura affidata alle sapienti mani di Fireaxis, ha deciso di fornire la sua visione di questa peculiare formula di gioco.
Non a casoil progetto è stato definito da molti come l'incontro tra X-com e l'immaginario di Lovecraft.
Noi vestiremo i panni del comandante di una speciale unità, la Phoenix Point del titolo, il cui compito è quello di contrastare l'avanzata di misteriosi alieni mutanti che hanno già devastato il pianeta.
Interessanti sono le meccaniche legate al Pandoravirus, una particella infettiva in grado di mutare, almeno in parte, gli esseri viventi mescolando e ricombinando il DNA di varie specie.
Questo ha come conseguenza, nella pratica, la presenza sul campo di numerose varianti dei nostri nemici, creati proceduralmente, e che si adatteranno costantemente alle azioni e alle strategie che applicheremo sul campo.
Estremamente riuscita è anche la componente estetica, che si allontana dallo sci-fi classicheggiante ed estremizzato di Fireaxis preferendo una formula più dark, gotica, Lovecraftiana appunto, in cui gli elementi organici la fanno da padrone e tutto ha un che di marcio e consumato.
In più non mancheranno dei boss giganteschi, che di certo non possono che far piacere.
Insomma, Gollop è tornato, e vuole rientrare in scena in grande stile.


Pine

Pine prende narrativamente il via dal presupposto secondo cui gli umani non siamo mai diventati la specie dominante sul pianeta, a vantaggio di versioni più evolute delle altre specie animali che ora hanno assunto sembianze antropomorfe e sono dotate di un'intelligenza avanzata.
Hue, il ragazzo protagonista della storia, è in viaggio per trovare una nuova casa per la sua tribù, uno dei pochi rimasugli di un'umanità in costante declino.
Hue sfrutta questa premessa per far esplodere il suo concept. Verremo infatti inseriti all'interno di un mondo vivo ed in continuo mutamento, all'interno del quale noi saremo soltanto un elemento disarmonico. Le varie specie continueranno la loro routine, lotteranno per il controllo del territorio e reagiranno agli stimoli esterni nel modo più naturale possibile in base alle proprie caratteristiche animali e di comunità.
Come detto noi saremo una variante di questo ecosistema mutevole, e potremo decidere di stringere alleanze in base alle nostre necessità, prendere parte a schermaglie tra clan rivali o cercare di evitare qualsiasi tipo di coinvolgimento, anche involontario, nella speranza di sopravvivere (procacciando cibo e procurando risorse essenziali a noi e ai nostri compagni) dando meno nell'occhio possibile.
Le soluzioni possibili sono tantissime, e, se le promesse verranno mantenute, potremmo ritrovarci ad avere a che fare con qualcosa di assoluto livello.


Praey for the gods

Praey for the Gods ormai le conosciamo benissimo. Ormai il titolo sembra sempre più maturo per l'uscita e, mano a mano, vengono a galla nuove features legate al gameplay del titolo e ,probabilmente, vista l'imminente uscita del remake di Shadow of the Colossus, il team di sviluppo di certo non si farà sfuggire una tale occasione per mostrane nuovo materiale inedito.
Speriamo che venga presto pubblicata una finestra d'uscita così da poterci fare un'idea sul quando potremmo mettere mano su questo affascinante progetto che pesca a piene mani dal capolavoro di Fumito Ueda e da saghe come quella di Zelda.


Project wight

Project Wight, titolo che ha fatto parte della scorsa edizione della lista Most Wanted, quest'anno ha fatto poco parlare di sé. Eppure, il progetto dei ragazzi del team svedese The Outsiders in cui vestiremo i panni di una creatura mostruosa in fuga dai vichinghi che stanno sterminando la sua razza, ha avuto un suo piccolo momento di gloria, è entrato a far parte della prima ondata di titoli, come ad esempio quell'Ancestors di cui vi ho già parlato, che andranno a comporre la line up iniziale di "Private Division", una nuova divisione di Take-Two che, similmente ad EA Originals e Square Enix Collective, si occuperà del supporto di produzioni indipendenti di valore così da facilitarne la pubblicazione e la diffusione mediatica.
Speriamo, dunque, che il 2018 possa essere l'anno di Project Wight.


Quote

Quote è un altro progetto a noi già noto, in cui il nostro avatar è una sorta di agente governativo il cui compito è quello di estirpare dalla società qualsiasi forma di conoscenza e cultura. Il titolo nel corso del 2017, come abbiamo già visto in altri casi, è rimasto in una fase di Early Access costante, la speranza è, anche in questo caso, di poter vedere una release completa nel corso dei prossimi 12 mesi.


Red Dead Redemption 2

Ed eccolo qui, l'elefante nell'armadio, il pezzo da novanta, quello che unisce tutti sotto il vessillo dell'Hype: signore e signori, Red Dead Redemption 2.
Potrei spendere numerose righe per parlare di questo nuovo capitolo della saga western di Rockstar, ma credo non ce ne sia bisogno.
Red Dead Redemption 2 è, senza mezzi termini, il campione annunciato del 2018, capace di dare il via ad una sorta di euforia collettiva nonostante una release imminente a cui fanno da contraltare informazioni risicate ed un quantitativo di materiale ridotto all'osso, eppure eccoci qua a sbavare pensando soltanto di tornare a cavalcare nel deserto del vecchio e selvaggio west al tramonto, persi a contemplare la magnificenza di ciò che abbiamo d'innanzi in vista di una nuova avventura.


Reset

Reset, come Little Devil Inside, è una sorta di chimera, quasi una leggenda dei miei Most Wanted che circola da ormai tre anni, uno spettro che sembra non trovare la pace di un rilascio ufficiale, continuamente promesso ma mai portato a compimento.
Prendiamo ad esempio l'ultimo grosso aggiornamento sul gioco da parte del team di sviluppo, risalente al 13 aprile dello scorso anno: un lungo video di gameplay accompagnato dalla promessa di ulteriori novità nel corso della settimana seguente. Beh, dal quel momento, in pratica, tutto tace.
Speriamo quindi che il 2018 sia l'anno ella svolta e della consacrazione definitiva di un progetto che sembra vittima, quasi, di una sorta di ansia da prestazione.


Riot: Civil Unrest

Spesso si dice che le opere migliori rispecchino la realtà sociale in cui si trova a vivere l'autore. Per cui, un progetto come Riot: Civil Unrest, non poteva che essere un figlio di un team nostrano.
In Riot, avremo modo di rivivere una simulazione di alcuni dei più noti casi di di violenza civile che hanno caratterizzato gli ultimi anni di diversi stati occidentali come, ovviamente, l'Italia, la Grecia, la Spagna e l'Egitto.
A conti fatti, queste simulazioni assumono la forma di scontri strategici in tempo reale in cui i due schieramenti, quello dei rivoltosi e quello delle forze dell'ordine saranno caratterizzati da specifiche peculiarità ed unità da schierare sul campo.
Il tutto però, a differenza di quello che si possa pensare, non sfocia in una becere produzione goliardica, bensì si prende molto sul serio cercando di offrire una sorta di punto di vista "altro" in cui la violenza pubblica viene deumanizzata lasciando spazio alla massa, alla violenza che nasce dalla rabbia e dalla necessità di uno sfogo sociale selvaggio e sfrenato ricolmo di ipocrisie e controsensi logici. In tal senso, credo che non ci sia modo migliore per rappresentare questi contesti se non attraverso una grafica in pixel art, dove i contorni si perdono e si sovrappongono, dove i volti scompaiono e dove ad emergere é unicamente un sentire forte.


RITE of ILK

Ad inizio articolo vi ho parlato di A way out, beh, l'opera di Fares non è l'unico di questa lista a concentrare le sue attenzioni su una fruizione dell'esperienza attraverso la cooperazione tra due giocatori. Eccovi quindi RITE of ILK.
A proposito di Fares, il titolo Turtleneck Studios recupera diversi elementi da quel Brothers: Tale of two Sons che è riuscito a sbalordirci alcuni anni fa, come la collaborazione tra due fratelli per superare i vari ostacoli posti sul cammino e la forte enfasi sul viaggio di formazione.
In più, per aggiungere un ulteriore componente alla complessità degli enigmi, interviene il filo che lega i due piccoli protagonisti che avranno una libertà di approccio limitata al raggio d'azione concessogli dalla lunghezza del filo.
E poi, ormai lo avrete capito, l'estetica del gioco mi ha catturato, mescolando elementi tribali ad altri da post-post-apocalisse (senza sfociare nel puro Sci-fi che caratterizza opere come Horizon od Enslaved).


Röki 

Röki è il primo progetto del neonato studio Polygon Treehouse (fondato dai veterani del settore Tom Jones e Alex Kanaris-Satiriou) ed è sostanzialmente un'avventura grafica in 2.5D ambientata in un mondo a metà tra il reale ed il fantastico in cui creature ritenute inesistenti prendono vita e, in alcuni casi, minacciano la vita della popolazione, tra cui la famiglia della giovane protagonista.
Röki vanta, sin da ora, una direzione artistica strepitosa che si rifà agli stilemi dei racconti e dei film d'avventura per ragazzi tipici degli anni '80 sublimati una palette cromatica fatta di contrasti netti e tonalità piatte ma vivide.


Routine

Routine è... una storia complessa. Il titolo lo conosciamo già, ha fatto parte dell'articolo dello scorso anno, è una sorta di survival horror sci-fi che ricorda sotto diversi aspetti produzioni come Alien: Isolation e Soma. Il rilascio era già stato fissato, dopo diversi anni dalla presentazione, per Marzo 2017, ma una volta mancata la finestra d'uscita e dopo un post di scuse da parte di Lunar Software è calato il silenzio sul progetto.
Devo ammetterlo, ero ormai scoraggiato e quasi convinto ad evitare di inserire quest'opera così interessante all'interno di questa lista quando, per puro caso, scovo un video discretamente recente di uno youtuber che è riuscito a contattare il team che ha confermato che il progetto è quasi completo e tutt'altro che morto, ma l'essere un team di sole tre persone non ha di certo aiutato a velocizzare i tempi di sviluppo.
Per questo motivo, ritengo Routine meritevole di un posto in questa lista, sperando in un annuncio importante per quest'anno.


Scarf: Walking with the Souls

Chi invece, pur restando defilato, non ha mancato di fornire nuovi dettagli è sicuramente Scarf: Walking with the Souls di Uprising Studios, con cui ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere via web.
Il platform, di cui vi ho parlato lo scorso anno, è artisticamente ispiratissimo e, mano a mano che emergono nuovi dettagli diviene sempre più chiaro che questo titolo ha tutte le carte in regola per ricavarsi il suo spazio in un mercato che sta riscoprendo la bellezza del platforming 3D.


Scorn

Scorn ormai lo conosciamo benissimo. Ve l'ho presentato nella lista dello scorso anno e sono tornato a parlarne in occasione della campagna Kickstarter lanciata dal team di sviluppo. Il 2018 dovrebbe, perciò vedere la luce la prima parte di questo ambiziosissimo progetto.


Sea of Solitude

Purtroppo, uno dei grossi assenti (per quanto mi riguarda) ne corso dell'anno è stato Sea of Solitude. Del titolo, che tratta il tema della solitudine legandolo a tematiche fantasy ed avventurose, ve ne parlai nello scorso artico ma da quel momento scomparve (ho provato a contattare più volte gli sviluppatori con scarsi risultati).
Ma, in realtà una notizia importante c'è: il gioco è infatti entrato a far parte ufficialmente dell'iniziativa EA Originals, per cui la speranza è di poterne sapere di più nel corso di questo 2018 (magari anche con un rilascio entro dicembre).


Shadow of the Colossus Remake

Da anni io sognavo un remake delle opere di Fumito Ueda uscite originariamente su Playstation 2, vale a dire Ico e Shadow of the Colossus. Certo, la remastered su Playstation 3 è stata, di certo, uno step importante per cercare di riproporre a un pubblico più vasto questi due capolavori, eppure non mi sentivo del tutto soddisfatto. Sapevo di aver bisogno di qualcosa di ancora più grande, completo e degno dell'originale.
E quindi, arriviamo all'E3 2017, e sul palco di un'altalenante conference di Sony compare in lontananza un castello, e lì capisco, il mio desiderio, almeno per metà sarebbe stato esaudito.
Il remake di Shadow of the Colossus è qualcosa di prezioso ed importante, è l'ideale porta d'ingresso per innumerevoli utenti che potrebbero così avvicinarsi alle produzioni del grande autore nipponico, essendo probabilmente il progetto più "commerciale" di Ueda (quindi più accessibile rispetto ad un The Last Guardian, almeno a livello superficiale), ma è anche un punto di partenza per la futura realizzazione di un rifacimento di Ico e potrebbe rendere virtualmente immortale quest'opera (è sempre più chiaro come questa generazione abbia il potenziale per fungere da ponte, da base enciclopedica per le future console, conservando e dando nuova linfa vitale a prodotti che sentono il peso degli anni sulle spalle così da garantire un catalogo ricco e il più completo possibile per il medio e lungo termine) grazie anche al minuzioso e reverenziale lavoro portato avanti sai ragazzi di Blue Point Games.


Shenmue 3

A proposito di sogni che si avverano, ormai la conference Playstation del 2015 è ormai entrata nella leggenda con una sequela di annunci a da pelle d'oca. Tra questi, forse uno dei più emblematici è sicuramente legato a Shenmue 3, con Yu Suzuki sul palco in preda alla commozione mentre lanciava in diretta mondiale una campagna Kickstarter che avrebbe raggiunto in tempo record in suo traguardo minimo.
In fondo il terzo capitolo della storia di Ryo era ormai diventato qualcosa di utopistico al pari di Half Life 3, ormai tutti avevano perso le speranze, ma non Suzuki, che nel corso degli anni le ha tentate proprio tutte e che pare proprio abbia trovato la giusta soluzione attraverso il sito di crowdfunding per eccellenza.
Il team di sviluppo non ha mancato di aggiornarci sul prosieguo dei lavori in maniera costante, arrivando ad un teaser ha suggellare queste garanzie.
Ora, è vero che il filmato, per via dell'utilizzo di modelli placeholder che hanno fatto storcere non pochi nasi, ha portato con sé diversi dubbi, ma proprio per via della natura provvisoria di tali elementi è a mio avviso ingiusto non concedere a questi ragazzi e ad una leggenda come Yu Suzuki la fiducia che meritano.
Nel dubbio, una cosa è quasi certa, quest'anno dovrebbe fornirci la risposta definitiva alla domanda: Shenmue 3 ce la fa? Che si tratti della pubblicazione massiccia di materiale in stato avanzato o, addirittura, di una release, capiremo quanta sostanza ci sia a sostegno delle ambizioni di uno sviluppatore che non si è mai arreso.


Sinner: Sacrifice for Redempion

Sinner: Sacrifice fo Redemption, è stato a mio avviso bollato prematuramente, ed in modo dispregiativo, come il "Dark Souls cinese", senza comprenderne il vero potenziale intrinseco.
Se è infatti vero che il titolo recupera gran parte del combat system dall'opera magna di From Software, ad affascinare è il suo concept che fa della narrativa emergente, mescolata alle meccaniche caratteristiche della produzione, la sua unicità.
Nel corso della nostra avventura vivremo una sorta di discesa infernale, un viaggio di redenzione, appunto, durante il quale saremo chiamati, nelle vesti del protagonista Adam, ad affrontare le sue colpe passate (rappresentate, ovviamente da colossali boss).
Il sottotitolo del gioco, non è stato scelto casualmente. La peculiarità del gioco è quella di farci compiere i primi passi al pieno delle nostre forze per poi, mano a mano, indebolirci ogni qual volta supereremo un ostacolo: saremo infatti chiamati a compiere dei sacrifici, a liberarci di alcune parti del nostro io rappresentate dalle statistiche del personaggio così da poterci avvicinare sempre più alla meta prefissata.
Una struttura atipica per gli action-RPG che così riesce a crearsi una propria identità pur sfruttando una formula ludica rodata per poi stravolgerla.


Sinner Sorrow

Sinner Sorrow parte dal medesimo concetto, un guerriero chiamato ad affrontare le manifestazioni fisiche dei suoi demoni interiori per ottenere una sorta di redenzione, ma cala il giocatore in un action 2D dalle tinte cupe, caratterizzate soltanto da alternanze di bianchi e neri intervallati da scale di grigi.
In questo caso, ci si allontana dalla formula dei souls per avvicinarci a quella dei metroidvania, fatta di momenti frenetici ed altri dal ritmo più contenuto, a volte squisitamente contemplativo altre finalizzate al puzzle solving.
Del titolo dei ragazzi tedeschi bitHuffel ve ne parlai già lo scorso anno e quindi non credo ci sia bisogno di dilungarsi ulteriormente, lascerò parlare le immagini.


Sky

Lo scorso anno avevo chiuso la mia lista most wanted con un criptico progetto di That Game Company e subito la fantasia ha preso il volo dando vita alle più astruse teorie (fra candele e bambini ero, addirittura, arrivato a pensare che si potesse trattare di un'opera di carattere sociale con protagonisti dei bambini bruciati vivi). Ora, finalmente, il mistero è stato svelato ed il team ha potuto presentare al mondo Sky.
Sky è probabilmente la summa di quella che è l'evoluzione stilistica di uno dei team più talentuosi della scena contemporanea. C'è molto Flower all'interno del progetto, ma c'è, sopratutto, Journey.
Dal capolavoro massimo della software house ripresa l'idea del viaggio di scoperta e formazione, vengono riprese buona parte delle meccaniche a cui viene poi affiancata quella del volo e, sopratutto, ne viene espansa la componente social, così imprescindibile per ptoer apprezzare a pieno Journey. Entrando in contatto con altri utenti ci si potrà dar manforte a vicenda. Anche qui torna con prepotenza l'idea del creare un legame potendo però, in alcuni casi conoscere i nostri compagni di viaggio.
Sky è stato infatti pensato come gioco, mobile (almeno per il momento), per famiglie, per creare uno spazio comune in cui poterne avvicinare i vari componenti, una zona franca in cui utilizzare un mezzo di comunicazione ed espressione comune.
Ovviamente il tutto senza rinunciare ad un comporta artistico (visivo e sonoro) assolutamente fuori scala.


Somerville

Sommerville è il primo progetto del team indipendente Jumpship, che vanta tra i suoi collaboratori l'ex CEO di Playdead Dino Patti.
Il nome di Patti ha quindi da subito attirato l'attenzione delle testate di settore e di una gran fetta d'utenza innamorata di Limbo ed Inside, me compreso.
Ma che dire della produzione in sé, quello che abbiamo al momento tra le mani è un teaser trailer che ci concede qualche indizio accompagnato da qualche dichiarazione da parte degli sviluppatori.
A quanto pare il titolo sembra concentrarsi sulle vicende di diversi personaggi che si trovano ad avere a che fare con una non meglio precisata catastrofe a livello mondiale. Da quel che possiamo notare sembra proprio che tale sciagura sia da collegarsi ad un'invasione aliena o, comunque, ad un evento dalle forti tinte fantascientifiche.
Inoltre sembra che lo scopo della software house fondata da Chris Olsen sia quello di conferire alla produzione un tono cinematografico (cosa che non sorprende, visto lo stretto legame che ha Olsen con l'industria della settima arte ed il suo passato tra le fila di Ninja Theory).
Non è dato sapere praticamente altro per il momento, ma, viste le premesse e visti i nomi alle spalle del progetto è inutile negarlo, ci aspettiamo davvero grandi cose da Sommerville.


Spiderman

Uno dei nomi più caldi per questo 2018 di Sony è sicuramente lo Spiderman di Insomniac Games.
Stando a gli ultimi video mostrati, il titolo sembra essere in ottima forma (continuo a credere che l'abbondanza di QTE e l'intelligenza artificiale non brillante viste in occasione dell'E3 siano figlie di una scelta non proprio felice dello spezzone mostrato al pubblico, più cinematografico che ludico sotto certi aspetti).
New York è spettacolare, muoversi nelle vesti di Spidey dovrebbe esserlo ancor di più, ed è confortante sapere che anche Peter Parker avrà il suo spazio, fornendo una dimensione più umana ad un eroe che sembra aver raggiunto la sua maturità a seguito dei suoi anni di servizio come vigilante.
Ah, a quanto pare anche la rossa più amata del mondo avrà il suo momento di gloria, con fasi più orientate allo stealth e all'investigazione.
Devo essere sincero, non vedo l'ora di metterci le mani sopra.


Stygian: Reign of the Old Ones

Stygian: Reign of the Old Ones, prende invece la strada del gioco di ruolo per immergerci all'interno dell'universo narrativo di Lovecraft.
Il nostro personaggio infatti sarà caratterizzato sia dall'appartenenza ad un determinato archetipo (avventuriero, nobile, soldato, detective, ecc...) con annesse statistiche di stampo classico sia da una propria affinità di credo.
Questo ultimo aspetto è fondamentale poi ché, nel corso dell'esperienza, un ruolo centrale sarà rivestito dal tasso di follia che pervaderà il protagonista, e di conseguenza le nostre propensioni intellettuali e religiose si riveleranno essenziali per dar vita ad un percorso ludico e narrativo che mano a mano andrà a delinearsi nel prosieguo dell'esperienza.
Inoltre, a colpire è senza dubbio l'estetica della produzione che pesca a piene mani dal noire, dall'horror e dal gotico per dar vita ad un mondo corrotto e letteralmente marcio.


Sword of Calengal

Sward of Calengal è un'altra delle piacevoli sorprese del Modena Nerd di qualche mese fa. Del progetto dei ragazzi di United Lines Studio ve ne parlai in tale occasione, per cui vi rinvio all'articolo per tutte le informazioni preliminari necessarie.
Quello che mi preme sottolineare in questa sede, è invece il fatto che il team di sviluppo non ha battuto la fiacca in questo periodo, aggiornando costantemente i fan sullo stato dei lavori, che sembrano proprio procedere spediti, attraverso la loro pagina Facebook, dimostrando così un enorme attaccamento alla loro creatura, che diventa sempre più grande.
Voglio quindi credere in una possibile release entro la fine dell'anno.


System Shock Remake

Quello di System Shock è, a mio modesto avviso, uno dei rifacimenti che ritengo fondamentale. In primo luogo per via dell'importanza storica dell'opera, poi, ancor più di Shadow of the Colossus, per il peso degli anni che ormai si fa sin troppo sentire ed infine per poter fare da apripista ad un terzo capitolo, di cui parleremo a breve.
E credo proprio che il manto della responsabilità non potesse essere affidato a persone migliori dei Night Dive Studio, maestri assoluti per quanto riguarda il portare a nuova vita vecchie glorie videoludiche.


Tale of ronin

Ludicamente parlando, Tale of Ronin è sostanzialmente un gioco di ruolo con visuale 2.5D in cui una forte enfasi è posta sulle scelte del protagonista e del suo rapporto con i personaggi incontrati lungo il proprio viaggio, oltre ad un'attenzione particolare sul combat system che cerca di ricreare l'atmosfera di un duello con la katana.
Ma non giriamoci troppo attorno, tutto questo viene surclassato dalla spettacolare estetica del titolo che omaggia e rielabora in chiave videoludica tutte quelle correnti artistiche e pittoriche che hanno caratterizzato il Giappone nel corso di tutta la sua turbolenta ma affascinante storia.


The Artful Escape of Francis Vendetti

Non lasciatevi spaventare dal titolo, The Artful Escape of Francis Vendetti ha molto di più da offrire oltre ad un nome che si avvicina pericolosamente ad uno scioglilingua.
Parliamo di un action-adventure in cui l'estetica è tutto.
Nel corso della vicenda, rappresentazione di un percorso per la ricerca dell'ispirazione musicale, vivremo avventure che sembrano uscite direttamente da un trip d'acidi.


The Church in the Darkness

In The Church in the Darkness si affronta un tema estremamente delicato come il possibile rapporto tra religione e socialismo all'interno di una setta religiosa, immergendoci all'interno di un contesto tumultuoso come quello degli anni settanta in cui le realtà sociali, politiche e culturali erano in continuo fermento e contrasto.
Noi ci recheremo nella giungla sud americana alla ricerca di nostro (o nostra) nipote Alex, entrata a far parte del Collective Justice Mission, un culto rifugiatosi nell'oscura giungla amazzonica per sfuggire alle persecuzioni operate dal governo statunitense per via dell'eccessivo radicalismo del movimento religioso.
Interessante la scelta di optare per una visiale a volo d'uccello, ad indicare un punto di vista esterno, quasi al limite del divino, per una sorta di continuità tematica con la vicenda.


The Garden Between

The Garden Between mi ha conquistato con la sua delicatezza, sia estetica che d'atmosfera. Un viaggio di formazione, di crescita e di amicizia fra due ragazzi che si ritrovano catapultati un un mondo fuori da ogni logica, chiamati a districarsi tra gli enigmi di bizzarre isole in cui è possibile giocare a piacimento con il naturale scorrere del tempo, riscoprendo così un legame forte e profondo che ha radici lontane, a chi si accompagna una direzione artistica azzeccatissima, fatta di forme e tinte dolci e riposanti che danno come l'idea di trovarsi all'interno di un sogno ad occhi aperti estrapolato di peso dall'immaginario del cinema per ragazzi degli anni ottanta.


The Hong Kong Massacre

L'ho già detto qualche mese fa, Hong Kong Massacre è il felice incontro tra l'idea di cinema di un maestro come John Woo e la struttura ludica di una perla assoluta come Hotline Miami.
C'è tutto: un gameplay frenetico, violento, una direzione artistica fatta di nebbie, tinte scure ed opache sporcate da qualche sprazzo di colore, le luci al neon di Hong Kong e quintali di proiettili e sangue.
Un piccolo capolavoro annunciato.


The Last Night

Probabilmente la più affascinante delle esclusive (temporali) di Microsoft previste per quest'anno, dal mio punto di vista, è di certo The Last Night, sviluppato dai ragazzi di Odd Tales (tra l'altro, ho avuto modo di parlare con il Game Director Tim Soret, che mi ha dimostrato tutto l'AMORE che lui e il suo team hanno messo in questo progetto).
Un'avventura cyberpunk che recupera e rielabora tematiche dal fascino immortale, come il rapporto tra l'uomo e la tecnologia, e di come la noia e l'apatia derivanti da un eccesso di agio conducano ad una rivolta intellettuale, emotiva e fisica.
Il nostro personaggio, stanco di una vita monotona e poco appagante, decide di riprendere in mano il proprio destino e ribellarsi ad un sistema alienante e privo di ogni stimolo.
Ovviamente, a sublimare il tutto troviamo una direzione artista che definire fantastica è forse riduttivo.


The Sinking City

Nonostante lo sviluppo a dir poco travagliato, anche The Sinking City ha recentemente mostrato i muscoli, tornando ad affascinare l'utenza con il suo mondo di gioco.
Il titolo è infatti un altro progetto ispirato alle atmosfere lovecraftiane che più volte abbiamo nominato in questo lungo articolo, ma a differenza degli altri proposti fin qui, lo stile dell'opera di Frogwares dell'opera si avvicina molto più ai diktat del mercato odierno, vale a dire la presenza di una struttura open world.
Durante la nostra avventura avremo, infatti, modo di poter esplorare liberamente la città di Oakmot, vittima della più colossale alluvione della storia ed in parte allagata, che ora nasconde, fra i suoi vicolo e sott'acqua (queste aree saranno esplorabili in barca) segreti ed orrori incomprensibili per l'essere umano.


The World ends with You: Final Remix

Se Kingdom Hearts rappresenta un qualcosa che ormai si trascina fiaccamente al suo presunto epilogo (ripeto, non intendo che il terzo capitolo sarà brutto, soltanto che per molti aspetti ritengo la saga sopravvalutata, specie superata una certa età) dall'altra un altro - e forse più interessante - titolo del team di Nomura godrà di nuova vita grazie a Nintendo Switch.
L'annuncio di The World ends with You: Final Remix è stata una bellissima notizia per il sottoscritto, poiché non ho mai avuto modo di poter mettere mano sull'opera originale e, ormai, ritenevo la versione DS troppo invecchiata per poterne godere a pieno (vista anche la forte impronta stilistica) per cui, finalmente, con questa nuova edizione potrò colmare un gap non da poco che mi trascino da fin troppo tempo.


Them's Fighting Herds

My Little Pony è probabilmente uno dei brand per l'intrattenimento infantile più forti dell'ultimo quarto di secolo e, nonostante una titubanza iniziale, convinto dalla mia ragazza, decisi di dare una chance alla serie Friendship is Magic, e ne rimasi estremamente colpito. Un prodotto fantastico, adatto ad una fruizione trasversale sia per i più piccoli sia che per i bambini un po' più attempati come il sottoscritto.
Quindi, scoprire l'esistenza di un titolo che, seppure presentando caratteristiche ludiche tutte sue, ne reincarnasse lo spirito, ed aggiungendoci una vagonata di autoironia (al timone del progetto c'è infatti Lauren Faust, la mamma della serie animata) ha scatenato da subito la mia curiosità.
Per cui, eccoci qui a parlare di Them's Fightin' Herds.
A conti fatti, ci troviamo ad avere a che fare con un picchiaduro 2D che, nonostante le apparenze, rientra in quella categoria giochi intuitivi da comprendere ma complessi da padroneggiare, in cui ad una direzione artistica stupenda, fatta di fondali ricreati a mano e personaggi dal design accattivante si accompagna un gameplay in cui il tecnicismo è una parola d'ordine.


Time Savior

Time Savior è un'altra più che promettente produzione nostrana di cui vi parlai qualche tempo fa. Il progetto è estremamente figo, come dissi già al tempo, che unisce ad un mondo cyberpunk, una struttura di simil rogue-like a scorrimento orizzontale, una narrazione emergente e una pixel art che incornicia in maniera perfetta tutta questa mole di contenuti.
Spero che i ragazzi di Makes It Beautiful mi perdonino se non mi dilungherò troppo in quest'occasione, ma se volete maggiori dettagli sulla loro creatura, vi rimando al mio articolo dedicato allo scorso Modena Nerd.


Totem teller

È difficile parlarvi di Totem Teller, proprio perché le informazioni a nostra disposizione sono, a dir poco, risicate, ma sufficienti per affascinarmi e per renderlo più che meritevole di un post in questa lista.
L'opera è semplicemente definita come un open world "sulla narrazione e la scoperta", lasciando intendere che uno dei focus fondamentali sia la narrativa emergente.
Sotto diversi aspetti, poi, ho notato delle affinità con Memory of a Broken Dimension, con una mescolanza tra etereo, onirico e digitale, grazie anche ad un'estetica fantastica che ha subito catalizzato ogni mia attenzione.


Transference

C'è un titolo per la realtà virtuale (fruibile anche senza visore) è riuscito più di ogni altro a farmi realmente entusiasmare, ed è Transference, il primo progetto di SpectreVision, team fondato dall'attore Elijah Wood, in collaborazione con Ubisoft.
L'opera è stata definita come una sorta di thriller psicologico che ci porterà a compiere un viaggio all'interno della mente umana, cercando un punto di incontro espressivo tra medium cinematografico e ludico utilizzando le periferiche VR come principale tramite per fruire al meglio quest'esperienza ai confini delle neuroscienze.


Truberbrook

Truberbrook non poteva non colpirmi da subito.
In quest'avventura punta e clicca vestiremo i panni di un giovane fisico americano giunto in un paesino della Germania rurale negli anni '60 con l'intento di cercare l'ispirazione perduta per il uso ultimo lavoro.
Ovviamente la cittadina di Truberbrook non è quello che sembra ed il ragazzo resterà invischiato in una vicenda più grande di lui dalle forti tinte fantascientifiche.
La fantascienza ha subito acceso in me una lampadina, divenuta sempre più luminosa nel momento in cui diventò chiaro come nella realizzazione del progetto abbiano influito opere come Twin Peaks ed X-Files.


Unforeseen Incident

Unforeseen Incident non fa mistero della sua incredibile vena artistica. Il titolo è infatti un'avventura grafica totalmente realizzato attraverso la renderizzazione di modelli e fondali realizzati a mano, nella quale vestiremo i panni di un tutto fare che si ritroverà a dover cercare di venire a capo di una misteriosa malattia che sta decimando l'umanità, finendo a fare i conti con un'oscura setta che sembra essere coinvolta con il proliferare del morbo.
La già citata estetica, esalta così i toni da thriller gotico e sci-fi che assume così un fascino tutto suo.


Unruly Heroes

Il mito di Viaggio verso Occidente e, sopratutto, la figura di Sun Wukong, hanno un indiscutibile fascino (ampliato nella mente del sottoscritto dall'amore per quella perla che è Enslaved: Odyssey to the West. Recuperatelo se potete) ed è quindi chiaro che ogni produzione ispirata all'odissea del re delle scimmie e ai suoi bizzarri compagni, mi attiri come un orso al miele.
Specie se, come nel caso di Unruly Heroes, ci troviamo ad avere a che fare con un action-adventure 2D dalla forte componente estetica (che non so perché, ma mi ricorda molto quanto offerto da Rayman nelle sue incarnazioni contemporanee, Origins e Legends) e fruibile fino a quattro giocatori che quindi potranno vestire i panni di Sanzo, Zhu Bajie e Sha Wujing e del già citato Sun Wukong per portare a termine l'impresa.
Sinceramente? Uno dei titoli che attendo con maggior trepidazione.


Unto the end

Unto the End è qualcosa di potenzialmente pazzesco in cui confluiscono una direzione artistica pazzesca, una narrazione che fa della vendetta violenta il nucleo fondante (da cui poi nasce la stessa estetica della produzione) ed un combat system brutale ed essenziale. La strategia nell'affrontare ogni incontro con le creature che ci si pareranno innanzi - mosse dall'istinto di dover proteggere il proprio territorio - sarà essenziale poiché a nostra disposizione avremo solo la nostra spada, l'ambiente circostante e i nostri riflessi. Non a caso il gameplay del titolo è stato definito come "emergente", vale a dire che la soluzione ad ogni problema, sia ambientale che legato agli avversari, sarà affidata al giocatore stesso, che dovrà dare sfogo alla sua creatività per venire a capo di tali situazioni.


Vampyr

Su Vampyr non credo che sia necessario che mi dilunghi troppo. L'opera di Dontnod la conosciamo bene, e le sue atmosfere vittoriane e la sua struttura morale che ci porrà di fronte a dilemmi etici e pratici rilevanti, vista la natura vampirica del protagonista che si ritrova a fare i conti con il suo essere un luminare i grado di aiutare l'umanità, hanno mantenuto intatto il loro fascino nonostante i diversi rinvii.


Vane

Vane mi ha messo in difficoltà. Come sapete sono sempre rimasto affascinato da quei titoli che, come Abzu, hanno cercato di emulare l'irripetibile esperienza offertaci da quel capolavoro immortale qual è Journey, dimostrandosi degli ottimi prodotti ma incapaci di proporre, a conti fatti, qualcosa di altrettanto unico ed indimenticabile.
Ecco, vane smuove gli stessi dubbi, eppure il suo appeal è innegabile, grazie ad atmosfere più tetre e al tema del viaggio di crescita più che di riscoperta di sé. Insomma, stiamo a vedere cosa succede, ma una chance, da quanto visto, se l'è più che meritata, anche perché di certo, ora come ora non si può di certo dire che non abbia un gran numero di frecce nella propria faretra, specie per quanto riguarda l'estetica.


We All End Up Alone

Su We All End Up Alone non mi dilungherò troppo, ed il motivo è semplice, dell'affascinante titolo che ci permette di vivere la quotidianità, tra reale ed onirico, di un malato terminale di cancro non abbiamo avuto più notizie sin dallo scorso anno (fece parte anche dell'articolo Most Wanted), eppure il suo fascino resta immutato, per cui speriamo di avere novità interessanti nel breve periodo.


We happy fiew

Non credo sia necessario continuare a spendere parole su We Happy Fiew. Lo conosciamo ormai benissimo, è un veterano di questa rubrica e ha avuto tantissime occasioni per mostrare al pubblico tutte le sue potenzialità.
Non resta che attendere la release prevista per Aprile (non più in esclusiva per Xbox One, come originariamente pianificato).


Where water tastes like wine

Ve ne ho parlato spesso di The Water tastes like Wine, nel corso del 2017 il titolo si è espanso, abbiamo scoperto nuovi dettagli (come la composizione del cast di doppiatori, tra cui Sting nelle vesti di narratore) e abbiamo potuto ammirare gli enormi progressi fatti dal team di sviluppo.
Se cercate qualcosa di unico, quest'opera, dalle meccaniche peculiari basate sullo scambio di racconti orali, potrebbe davvero fare al caso vostro.


Wild

Wild è sostanzialmente diventato il nuovo Rime. Un titolo presentato in pompa magna da Sony, per poi sparire completamente dalle scene.
Con Ancel totalmente concentrato sulla presentazione di un pezzo da 90 come Beyond Good and Evil 2, i sospetti che il progetto di Wild Sheep Studio fosse destinato al dimenticatoio.
Fortunatamente tra un post e l'altro su Instagram, il caro Michel ha trovato il tempo per pubblicare qualche foto inerente allo sviluppo del titolo, speriamo perciò di poter avere novità a riguardo entro l'E3, visti i lunghi tempi di sviluppo è lecito aspettarsi una release entro l'anno. Sognare non costa nulla dopo tutto.


Witch House

Witch House ha un concept molto interessante. In Phoenix Point avevamo parlato di elementi tipicamente lovecraftiani inseriti all'interno di un contesto "bellico", o comunque frenetico, come quello di Xcom. Qui c'è una sorta di inversione dei ruoli, con una formula da strategico a turni calata in un universo narrativo e strutturale tipo del maestro del orrore.
Ci troveremo infatti a dover risolvere degli oscuri casi in cui il paranormale e l'incomprensibile saranno onnipresenti, dando quindi molto spazio all'elemento investigativo, a cui, di quando in quando, si alterneranno delle fasi più affini al mondo dell'action.
Se questa miscela dovesse stuzzicare il vostro interesse, tenetelo d'occhio.


Witchfire

Credo che affidare a Witchfire il privilegio di concludere questa lista, sia una scelta adeguata. Parliamo pur sempre del nuovo lavoro di The Astronauts, autori di The Vanishing of Ethan Carter, che, guarda la casualità, è anche uno dei più recenti ad essere stati rivelati quest'anno (parliamo dei The Game Awards).
L'annuncio è stata una piacevole sorpresa, giocato tutto su quello che è il recente passato del team, essendo Ethan Carter un'esperienza dal ritmo compassato e riflessivo, ma scardinando le aspettative ricordandoci che hanno messo le mani anche brand come Painkiller e Bulletstorm. Ed eccolo qui, dunque, uno sparatutto violento e viscerale, votato alla frenesia totale, non dimenticando però di trattare con un occhio di riguardo l'estetica del progetto, e ne scaturisce una vera gioia per gli occhi.




EXTRA

Ed ora, non resta che la sezione Extra. Quella sezione dei Most Wanted che dedico interamente a quei titoli che non sono rientrati all'interno della lista principale per i più svariati motivi: ovviamente ci sono quelle produzioni che sono confermate per un rilascio postumo rispetto all'anno corrente, oppure che possono sì vantare qualche voce di corridoio riguardo ad una release entro il 2018 ma sulle quali nutro poche speranze, o, ancora, quei giochi che sì, hanno stuzzicato il mio interesse ma non a tal punto da dire "voglio metterli là" ed infine quei progetti che non hanno ha disposizione un trailer od un gameplay di presentazione (scontando così l'impossibilità, per il momento, di rispettare la struttura dell'articolo stesso).. In ogni caso, non prendete questa sezione come un contentino o come una semi-bocciatura anzi tutt'altro, perché qui dentro ci sono alcuni dei progetti che attendo maggiormente (forse anche più di molti che si trovano nell'area principale).


Afterparty è il nuovo lavoro dei ragazzi di Night School Studio (gli autori di Oxenfree), che ci catapulterà all'interno di un'avventura a dir poco bizzarra. Vestiremo i panni di un ragazzo ed una ragazza, migliori amici da sempre, che alle soglie dell'università (e quindi vicini ad una naturale separazione per inseguire il proprio futuro) muoiono entrambi. C'è un problema, senza un apparente motivo si ritrovano all'inferno, ma scoprono che c'è una possibilità di salvezza: sconfiggere Satana... ad una gara di bevute. Visto il pedegree del team e le premesse sia ludiche che estetiche (guardate quanto sono belli gli artwork pubblicato), non ho alcun dubbio che Afterparty sarà uno dei protagonisti dell'articolo Most Wanted 2019.

Oh se ce ne sarebbero di cose da dire su Beyond Good and Evil 2! Però cercherò di essere stringato.
Finalmente Michel Ancel a rivelato al mondo la creatura che aveva ferma ai box da fin troppo tempo, e finalmente ha i mezzi per plasmarla nel modo che desidera. Un universo vario, vivo e che possa offrire qualsiasi genere di opportunità ai giocatori, facendo concentrare ogni elemento del gioco attorno alla figura del pirata spaziale, per rimarcare questo senso di libertà che dovrebbe permeare tutta l'esperienza, dalla creazione del nostro personaggio fino al modo in cui decideremo di affrontare la campagna principale e come decideremo di rapportarci al mondo - o meglio, i mondi - che ci verrà messo a disposizione.
Inoltre, si può notare già da ora come l'ispirazione non manchi per quanto riguarda la direzione artistica, capace di far sussultare me, e chiunque altro abbia un minimo di sensibilità per comprenderne l'indiscutibile valore.
Purtroppo ci sarà da aspettare, speriamo che per lo meno che nel frattempo siano stati completati i lavori di Wild.

Di Borderlands 3, sappiamo davvero poco al momento. Sappiamo che è in sviluppo, sappiamo che, con molte probabilità riprenderà da dove si era fermato il "pre-sequel" e abbiamo potuto dare una prima occhiata ad una tech demo che mostra le potenzialità del motore di gioco utilizzato, oltre a poterci fare un'idea di quella che sarà l'estetica della produzione, che ovviamente non si discosterà poi molto dal passato.
Insomma, attendiamo fiduciosi nuove informazioni in tempi brevi.

Un altro peso massimo di cui attendiamo il ritorno in pompa magna è Cyberpunk 2077. Il nuovo progetto di CD Project Red ha ormai diversi anni sul groppone da quando è stato ufficialmente annunciato. Da quel momento è diventato un chiodo fisso per la stragrande maggioranza dell'utenza ed ora, sembra proprio che il 2018 si prospetti come un anno ricco di novità per questo a dir poco ambizioso RPG Cyberpunk (si parla addirittura di una possibile demo giocabile in occasione dell'E3 in vista di una release durante il 2019). Finalmente ci siamo e scopriremo cos'ha in serbo per noi il colosso polacco.

Dead Static Drive è una sorta di road trip dalle tinte horror e lovecraftiane, a cui si aggiungono meccaniche survival. Narrativamente e concettualmente ci troveremo ad avere a che fare con qualcosa di non troppo distante da quanto offerto da Overland, vale a dire una sorta di road trip dalla forte componente survival, in cui, però più che la nostra morale verrà messa alla prova la nostra sanità mentale, avvicinandosi così per atmosfere a quelli che sono gli stilemi del racconto di Lovecraft.
Quello che varia maggiormente è la struttura, se nel primo caso avevamo a che fare con microaree create proceduralmente e in cui agivamo attraverso meccaniche da strategico a turni qui la mappa di gioco sarà una sorta di un unicum corrispondente alla highway che percorreremo a bordo della nostra auto.
Una folgorazione!
Purtroppo anche qui, 2019...

Ovviamente, anche quest'anno, un nome spicca tra tutti gli altri nella sezione Extra del mio articolo, e non poteva essere nessun altro se non Death Stranding.
Il progetto di Hideo Kojima, pur nel suo arroccarsi dietro un muro di assoluta cripticità contenutistica ed, in parte, tematica, è riuscito ancora una volta ad alzare l'asticella grazie ad un nuovo filmato che ha lasciato tutti a bocca aperta. Il genio visionario del Game Designer nipponico emerge potente come il colosso che spunta dalle nebbie per poi dar vita ad un'esplosione folgorante, in questo piano sequenza di otto minuti c'è l'essenza di Kojima, c'è il suo essere libero da vincoli e capace di poter dar fondo a tutte le sue energie creative.
Dei rumor parlano di una presunta release, addirittura, nel corso del 2018, ma la vedo più come il sogno bagnato di qualche fanatico più che una concreta possibilità.

Emigrant Song è un progetto che ho voluto fortemente all'interno di questo articolo, innanzi tutto perché è indiscutibilmente un progetto di indubbia qualità e poi perché, oltre ad essere totalmente Made in Italy, è sviluppato dai ragazzi di Vanth Studios, software housein cui milita un mio caro amico, e quindi ci tenevo a farvelo conoscere.
Emigrant Song cerca di riflettere sulla contemporaneità ripercorrendo i passi di un giovane migrante italiano ad inizio '900 la cui grande passione è la musica, nello specifico il mandolino. A questo punto, sbarcati negli Stati Uniti, potremo decidere di dedicare il nostro tempo a perfezionare la nostra tecnica musicale e tentare la fortuna nel mondo dell'arte oppure, vista anche la complessità per poter apprendere l'utilizzo dello strumento (e questo punto è fondamentale nell'economia del titolo) potremo tentare di sopravvivere attraverso via legali o meno. Potremo trovare un lavoro oppure avvicinarci al mondo della malavita.
In sostanza ci troviamo di fronte ad un survival con elementi da rhythm games in cui la narrativa emergente dalle forti tinte sociali ne è il cuore pulsante.
Purtroppo, ancora una volta, è certo che dovremo aspettare almeno il 2019 per poterci mettere le mani sopra.

Square Enix è pronta a sparare due grossi calibri durante il biennio appena iniziato. Abbiamo già parlato di Kingdom Hearts III, l'altro è, ovviamente, Final Fantasy VII Remake, o per lo meno la prima parte (vista la pubblicazione episodica del titolo). Durante il 2018 (che sarà dedicato alla conclusione, almeno per ora, delle avventure di Sora) finalmente dovrebbe attivarsi la macchina mediatica del titolo che ci accompagnerà sino alla sua release nel corso del 2019.
Io non sono mai stato legato al titolo, ma sono estremamente incuriosito perché abbiamo a che fare, a conti fatti, con un vero e proprio evento, per cui la curiosità mi ha sopraffatto.

Gestalt: Vanguard ha subito attratto il mio interesse grazie ad un tizio in armatura steampunk che faceva cosa (sono una preda molto facile in questi casi). Ma oltre al contesto sci-fi vittoriano c'è anche molto altro. Il primo progetto di Metamorphosis Games è concettualmente solido e si propone di unire ad un setting affascinante una direzione artistica ispirata ed una struttura da action adventure 2D in cui sequenze di platforming, di scontro e di puzzle solving si alternano in maniera, si spera, perfettamente armonica, il tutto accompagnato da una narrativa emergente.
Perché Gestalt non è finito nella main list? Per il semplice fatto che non sono stato in grado di trovare un trailer effettivo per il titolo (il che mi fa pensare che ci sarà comunque da aspettare non poco per la release) e quindi son stato costretto a parcheggiarlo qua.

Sucker Punch manteneva il silenzio radio sin dalla release di Infamous: Second Son, e questo per un motivo ben preciso. Stava lavorando ad una nuova IP potenzialmente esplosiva. E quella bomba è Ghost of Tsushima, un fulmine a ciel sereno durante l'apertura della conference Playstation in occasione della Paris Games Week dello scorso anno.
Il Giappone feudale ha un indiscutibile fascino e il trailer di presentazione lascia presagire che una forte enfasi verrà posta sul dar vita ad un'atmosfera coinvolgente esaltata da un'estetica ispiratissima che possa trarre beneficio da una location così ricca di possibili spunti creativi.
La speranza è che questa produzione permetta al team di sviluppo di poter, finalmente, evolvere il proprio concetto di open world, finora un po' troppo legato a stilemi in gran parte superati e dalla struttura un po' superata sotto diversi aspetti.
Anche in questo caso, nonostante un ciclo produttivo che già ha abbondantemente superato i 3 anni, a detta della software house, probabilmente una release è, quantomeno improbabile, prima del 2019 (anche in virtù del fatto che Sony dovrebbe avere già un buon numero di esclusive da distribuire nel corso di quest'anno).

Gris ve lo presentai lo scorso anno con l'entusiasmo di è convinto di aver trovato una pepita d'oro, grazie alla sua direzione artistica così d'impatto e allo stesso tempo delicata.
Purtroppo però, da allora, non ho più avuto notizie sul progetto - che comunque non è del tutto scomparso, tra concept, artwork, alcune piccole gif e annunci di lavoro per ingrossare le fila del team di sviluppo - per cui ho deciso, come misura precauzionale, di parcheggiarlo qui in attesa di novità importanti perché quest'opera non deve, in alcun caso, finire nel dimenticatoio (e io non perderò occasione per farvene ricordare).

Nel corso dell'anno non ci sono state novità importanti neanche per un altro titolo che ormai conosciamo bene, vale a dire Impossible Bottles. Ma, ho una buona notizia, ho avuto modo di fare una breve chiacchierata con i ragazzi alle spalle del progetto, e mi hanno garantito che i lavori procedono e stanno soltanto aspettando l'occasione giusta per poter tornare a parlare del titolo.
Ma non è questo il motivo per cui si trova negli extra, la causa è la mancanza di un video dimostrativo del titolo, e purtroppo le regole che mi sono imposto sono molto chiare a riguardo. Ma non vedo l'ora di poterne sapere di più.

La sorpresa più grande dello scorso The Game Awards è stata, con molte probabilità, In the valley of Gods, sviluppato da Campo Santo, gli autori di Firewatch.
Il titolo ci farà vestire i panni di una coppia di esploratrici - l'una archeologa e l'altra camera-operatrice - che, durante gli anni '20, partono per l'Egitto con la speranza di realizzare un'incredibile scoperta nella valle dei re e, al contempo, poter dar vita ad un fantastico documentario.
Un'avventura in cui si mescolano il fascino di luoghi esotici e ricchi di mistero ed una narrativa che fa del legame tra le protagoniste e delle emozioni che la loro impresa saprà garantire, dei punti cardine, oltre, ovviamente, all'estetica sublime a cui ormai la software house ci ha ormai abituato.
Anche in questo caso, è stato il 2019 come generica finestra di lancio.

Per tutto il 2017 io ho ripetuto come un mantra, a chiunque mi chiedesse quali giochi attendere per il 2017, che di sicuro Memories of a Broken Dimension doveva assolutamente far parte di una possibile wishlist. In fondo parliamo di un concept e di un'estetica troppo esplosivi per poterlo lasciare nel dimenticatoio. Eppure,anche qui tutto tace, perciò ho preferito andarci con i piedi di piombo e proporvelo così, ma cercate di tenere acceso il radar così da poter captare ogni possibile novità a riguardo.

Midknight Story ha un compito non da poco. Il caso ha infatti voluto che fosse l'ultimo di quel gruppo di titoli che battono bandiera tricolore, ad essere presenti in questa lista. Un peso non da poco, ma credo che il progetto  di Mattia Ciurlino (tra l'altro lo ringrazio tantissimo per essersi reso così disponibile a fornirmi informazioni sulla sua creatura) abbia tutte le carte in regola per portare agilmente a termine questo arduo compito.
Mattia ha riversato in quest'opera tutte le sue passioni, ludiche e non, cercando però di dar vita a qualcosa di omogeneo ed interessante: abbiamo a che fare con un action-rpg open world ambientato tra le isole appartenenti ad un arcipelago completamente visitabile e caratterizzato da forti connotazioni steampunk.
Il gameplay, invece, si rifà a mostri sacri come Kingdom Hearts e il terzo capitolo di The Witcher.
Avrete già capito che, visto che al momento il team conta un solo elemento ed, al contempo, il progetto è più che ambizioso, la gestazione non è delle più brevi, e quindi, in questa situazione, forse un generico 2019 è forse fin troppo ottimistico come periodo d'uscita. Ma c'è una speranza. A maggio dovrebbe essere, infatti, rilasciata una prima demo di prova - in concomitanza con il Comic Con di Basilea - a cui seguirà il lancio di una Kickstarter che, in caso di successo, dovrebbe permettere al caro Ciurlino di aumentare il numero di forza lavoro sul titolo così da velocizzarne lo sviluppo. Vi invito quindi a seguire con attenzione Midknight Story così da poterlo supportare e rendere giustizia alla visione del suo autore.

Mira è un viaggio alla riscoperta del folclore slavo. Nel titolo vestiremo i panni proprio di Mira, una tutrice che lavora all'interno di un orfanotrofio durante la seconda guerra mondiale. Quando la struttura viene distrutta da un bombardamento, però, lei viene trasportata in un mondo oltre ogni immaginazione continuamente in bilico tra la meraviglia ed il terrore, come un sogno in continua trasformazione. E questo si rispecchia anche nell'art direction della produzione fatta di tinte opache, scale di grigi e verdi e contorni non sempre così definiti.
Perché è qui? Non c'è un trailer, ma sembra poter davvero essere un piccolo gioiellino.

Il nuovo gioco Pokémon per Nintendo Switch è qui per diversi motivi. Non abbiamo ancora nulla di concreto in mano, se non un video in cui ci viene confermata la sua esistenza (e che dovrebbe uscire nel corso del 2018) e che, a quanto pare, nonostante si inserisca nel filone principale, della serie dovrebbe rappresentare una rivoluzione per il brand. Insomma, tutto e niente ora come ora (ma a quanto pare i teaser e le vaghe promesse sono il male solo quando non si tratta di Nintendo... ma questa è un'altra storia) ma abbastanza, comunque, per accendere in me una certa curiosità. Staremo a vedere cosa salterà fuori nei prossimi mesi.

Mi piange davvero il cuore a dover mettere confinare qui anche Project Sable. Ma purtroppo non posso fare altrimenti. A conti fatti tutto quello che sappiamo riguarda la componente estetica del progetto, che grida "Moebius!" da ogni gif pubblicata.
Possiamo quindi soltanto fare delle supposizioni su ciò che il titolo abbia in serbo. La mia ipotesi è che ci si avvicinerà, in qualche modo, ad una struttura che si rifaccia ad un Journey, ad esempio, all'idea di un viaggio esperienziale e fortemente evocativo enfatizzato da una narrativa emergente.
Speriamo, dunque, che il 2018 sia più che generoso (e con lui i ragazzi di Shedworks) nel fornirci novità importanti su Project Sable.

Psychonauts 2 doveva far parte della lista principale, purtroppo è stato rimandato ufficialmente al 2019 e questo mi ha costretto a spostare qui il progetto del "sempre sia lodato" Tim Schafer.
Tim, quest'anno vedi almeno di non lascarci a bocca asciutta e facci vedere tanta roba riguardo questo piccolo capolavoro già annunciato che finalmente, dopo il piccolo assaggio avuto con l'esperienza VR, potrà farci tornare a vestire i panni dell'agente Raz.


Return of the Obra Dinn è il nuovo lavoro di Lucas Pope, mente geniale alle spalle di un'opera mastodontica come Paper, Please. In questo caso, a differenza del suo lavoro precedente, ci troveremo a dover indagare sul mistero che avvolge una nave, la Obra Dinn, che, dopo essere scomparsa per diverso tempo, fa ritorno al porto, ma il suo equipaggio è scomparso nel nulla. Il tono da racconto dell'orrore gotico viene ulteriormente accentuato dalla peculiare estetica del titolo.
Anche questo titolo, però, è vittima della mancanza di un trailer e quindi, in attesa di nuovi contenuti, lo facciamo accomodare qui.

Star Citizen, è un altro di quegli eventi che non possono essere, volenti o nolenti, ignoranti. È troppo grande e troppo ambizioso per passare inosservato.
Il progetto di Chris Roberts vuole infatti tentare di offrirci una delle più mastodontiche esperienze videoludiche di sempre. A partire dalla campagna single Player con Squadron 42 per poi aprirsi e mostrarsi in tutta la sua interezza come un universo multigiocatore in continua espansione in cui potremo vivere come dei veri "cittadini spaziali", tra campagne di colonizzazione, viaggi commerciali, scontri a fuoco o a bordo di caccia avanzatissimi ed estremamente personalizzabili e tanto, tanto, tanto altro ancora, a cui si accompagna una grafica ai limiti del foto-realismo.
Il problema è se tutto questo forse non sia troppo e, ancora una volta, non rischiamo di trovarci di fronte all'ennesimo caso di eccessiva ambizione non sostenibile dall'autore e dal suo team di sviluppatori.

Se da un lato Night Dive Studio è pronta a farci riscoprire le radici della saga, Otherside Studio, il team di Warren Spector, sta portando avanti un progetto altrettanto grande, se non di più, vale a dire System Shock 3. Per ora le informazioni si fermano qui, ma speriamo di poter avere corpose novità nel corso di quest'anno.




Probabilmente il titolo più atteso dalla stra grande maggioranza dell'utenza Playstation è, senza alcun dubbio, The Last of Us Part II. Devo essere sincero, inizialmente ero titubante riguardo a questa mossa di Naughty Dog che ricadeva in quei dictat del mercato che spingono alla brandizzazione di qualsiasi produzione eppure, grazie alle dichiarazioni del team prima e del nuovo trailer poi, mi sono convinto che c'è molto di più dietro. C'è proprio quella volontà di osare, di sfidare un sistema ancora fin troppo timoroso di mostrare tutto il suo potenziale, di mettere a nudo la violenza come parte della civiltà umana, senza il bisogno di ricorrere a mostri o figure universalmente riconosciute come "il male" per potersi liberamente esprimere.
Allo stato attuale (con una prima dimostrazione del gioco prevista per l'E3) non posso che ritenermi soddisfatto e sono ansioso di vedere cosa i cagnacci abbiano in serbo per noi.

Tunic è una chiara dichiarazione d'amore ad uno dei brand più influenti ed iconici dell'industria, vale a dire The Legend of Zelda.
La visione di Andrew Shouldice ha per protagonista un volpe antropomorfa che si trova costretta a scoprire i segreti di un luogo misterioso al quale non appartiene, esplorando, combattendo e risolvendo enigmi di varia natura.
Insomma una creatura solida nella struttura e rivestita da una componente grafica ispirata e appagante per gli occhi.
Anche in questo caso, dovremo attendere il 2019, come confermatomi direttamente dagli sviluppatori.

Su Yakuza 6 sarò molto stringato. È un titolo che mi affascina, così come tutta la serie, purtroppo non ho potuto mettere mano al brand, vuoi per mancanza di tempo, vuoi perché non mi sono mai orientato troppo bene cercando di capire quale possa essere il punto d'ingresso ideale allo stato attuale tra Kiwami e 0, fatto sta che non ho ritenuto giusto inserirlo nella lista principale proprio perché non penso di avere il bagaglio di esperienze necessario per poterne parlare, ma ho voluto comunque fargli questo piccolo tributo.

Voglio chiudere in bellezza con due lavori, al momento, senza titolo ma che sicuramente hanno fatto e faranno parlare di sé, annunciati entrambi attraverso immagini criptiche ma di cui non sappiamo altro.
Sto parlando dei nuovi progetti di Playdead e Gen Design (il team di Fumito Ueda).
Non vedo l'ora di poterne sapere di più su entrambi!


E si conclude così anche per quest'anno quello che per me è stato un vero calvario, a causa della mole di titoli di cui parlarvi che è andata a scontrarsi con vari impegni personali che mi hanno portato a ritardare l'uscita di questo pezzo e a tagliare molti dei contenuti per velocizzarne la pubblicazione. Spero, dunque, che questo lavoro non sia stato vano e vi sia stato utile per scoprire qualche perla di cui ignoravate l'esistenza o ricordarvi l'esistenza di altre che, magari, avevate completamente cancellato dalla memoria.
Con questo vi saluto, e vi aspetto ad un prossimo articolo, buon 2018 giocatori e giocatrici!

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