sabato 25 aprile 2015

Niente scena dopo i titoli di coda per Avengers Age of Ultron



Ieri, mentre andavo a prendere il mio biglietto per Avengers: Age of Ultron (2 ore di anticipo...scelta saggia, non vi dico la fila che c'era prima dell'inizio del film) ho notato, sopra alla locandina, questo avviso.

In pratica si informava gli spettatori che non ci sarebbe stata nessuna scena dopo i titoli di coda del film, come da tradizione.

Niente di grave a ben pensarci, cosa c'è di strano nell'assenza di una scena post crediti in un film? Nulla, eppure...eppure le lamentele non son state poche.

Ora, in realtà un scena c'è, ma si trova nel mezzo dei titoli di coda e non alla fine (probabili motivi logistici, visto che sembra che sarà così per tutta la fase 3).

Ma dopo tutto questo giro di parole, io di che diavolo voglio parlarvi? Sicuramente non voglio lamentarmi di una sciocchezza del genere, anzi. Voglio invece dire la mia sul come un progetto mastodontico come quello messo in piedi dalla Marvel, assieme alla Disney, sia riuscita a condizionare il pensiero del pubblico di massa, partendo da questo piccolo dettaglio.

Infatti mentre ero in attesa dell'apertura della sala ho sentito ripetute lamentele provenire da diversi miei "compagni d'avventura" che attendevano trepidanti di entrare.

I film supereroistici non hanno inventato questo escamotage narrativo, né tanto meno questo megauniverso marvel-disneyano lo ha introdotto nel genere, eppure è grazie al primo Iron Man, e da lì in avanti, che sempre più persone hanno iniziato a fermarsi in sala per vedere se ci fosse quel qualcosa in più, quel bonus che arriva quasi all'improvviso, ma che ormai è quasi considerato come qualcosa di dovuto allo spettatore (altrimenti non ci si lamenterebbe della mancanza di questo extra).

E questo è solo un riferimento al "piccolo". Infatti se ampliamo il nostro punto d'attenzione ci accorgiamo di come, il cinema super-eroistico abbia influenzato anche l'economia della settima arte.
Al giorno d'oggi sembra quasi che gli attori siano distinti tra "quelli che hanno fatto un cinecomic" e quelli invece che non vi hanno preso parte.
Essere in un film di supereroi è quasi uno status simbol, un modo per lanciare o anche rilanciare (Tony ha salvato Robert, non dimentichiamolo) la propria carriera. Ma è anche una spada di Damocle che incombe sul proprio nome. Spesso si viene osteggiati da una grande fetta della critica proprio perché considerati come attori di "Serie B" (cosa rappresentata al meglio in Birdman ma sfuggita inspiegabilmente a molti), e ancora più spesso si finisce per fossilizzarsi nell'immaginario collettivo in quel personaggio, nonostante interpretazioni migliori ma passate più in sordina (sempre RDJ: è lo stesso attore che nel '92 fu nominato agli oscar come miglior attore per la sua interpretazione di Chaplin eppure verrà sempre ricordato per essere Iron Man),

Insomma con questo mio breve, confusionario, e blando post fatto in piena notte dopo una giornata intensa, voglio solo dare il mio modestissimo parere sul come il "Modello Marvel" si sia rivelato qualcosa di vincente ma non mediocre, dato che, tolti alcuni strafalcioni, abbiamo a che fare con film di genere di qualità, che hanno saputo accattivare e sopratutto condizionare il pubblico di massa che fino a qualche anno fa vedeva nei fumetti e nei suoi derivati qualcosa per ragazzini e nulla più (certo per quanto io non sopporti Nolan, merito di questo è anche da attribuire alla sua trilogia del cavaliere oscuro, nel bene e nel male).

E tutto questo si nota anche da una sciocchezza come il dover mettere in bella mostra un avviso sulla mancanza di un elemento narrativo che fino al 2008 nessuno si sarebbe filato.

E dopo questo delirante post fatto molto male, io vi saluto!

Ciao da Lollo!

Nessun commento:

Posta un commento